Addio al mistico folletto Daevid Allen

di Roberto Giannini, pubblicato il 15 marzo 2015

E così è confermato che il cancro invasivo è tornato con successo, stabilendo la sua dimora dominante, nel mio collo. L’operazione ne ha tolto gran parte, ma il cancro ora si è riformato con rinnovato vigore arrivando a propagarsi fino al polmone. Il tumore è ora così ben radicato che mi sono stati dati approssimativamente sei mesi di vita. Così il mio punto di vista è cambiato: non sono più interessato a infinite operazioni chirurgiche e questa notizia è arrivata come un sollievo, perché la fine è ormai in vita. Sono un grande sostenitore del motto ‘la volontà di come le cose sono’ e credo inoltre che sia arrivato il momento di smettere di opporre resistenza e arrendersi a come le cose devono andare. Posso solo augurarmi che durante questo viaggio io abbia in qualche modo contribuito a portale la felicità nelle vite di alcuni altri compagni umani. Credo di aver fatto tutto il possibile per guarire, cari amici, e che voi siate stati enormemente d’aiuto nel supportarmi durante questo periodo. Così, grazie molte per essere stati con me, per il vostro ‘Oceano d’Amore’. E ora, ancora più importante, grazie per aver cominciato il processo del lasciarmi andare, di affrontare il cordoglio e poi trasformarlo celebrando questa morte che sta arrivando. Questo è il modo in cui voi potete contribuire, questo sarebbe un enorme regalo per coloro che sono emotivamente e spiritualmente legati a me.

Così parlò Daevid Allen, non più di un mese fa, in una commovente dichiarazione fatta dal genio australiano nel momento in cui i medici gli pronosticarono sei mesi di vita.

Daevid Allen se n’è andato, Gong Est Mort, Vive Gong, come recita il titolo di un celebre doppio album dal vivo in 1977 che  vede la band francese in forma strepitosa.

Una delle migliori pagine della storia del rock, quella scritta da Zero the Hero. Già membro fondatore di una band straordinaria e illuminata, i Soft Machine, con i quali, con una line up stellare (Oltre ad Allen alle chitarre, tal Robert Wyatt alla batteria e al canto, Kevin Ayers al basso e Mike Ratledge alle tastiere), aveva contribuito alla nascita del Canterbury Sound e a spartirsi con i Pink Floyd il titolo di miglior band psichedelica inglese.

Ma il suo status di “indesiderato” in terra d’Albione lo costringe a trasferirsi a Parigi definitivamente, dove inizia un altrettanto strabiliante storia, quella del pianeta Gong , nel quale Deavid Allen è imperatore assoluto, coadiuvato dalla compagna di tutta la sua vita, l’imperatrice Gilli Smyth.

L’impero di Allen nasce quindi nel 1968, ed è durato fino ad oggi senza soluzione di continuità, tra album memorabili (quelli dei ’70) e concerti strepitosi. I fortunati che hanno potuto assistere più un ventennio orsono alla band in scena al teatro (allora Verdi)  di Bolzaneto ne sanno qualcosa.

Invitiamo tutti a guardare e sentire i poco più di 50 minuti qua sotto, che rappresentano bene lo stato di forma di Daevid e dei suoi Gong, in quel periodo.

Capirete tutti perchè Zero the Hero ci mancherà. Eccome se ci mancherà.

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