Cinque cose che ho imparato dai Twisted Sister

di Nicole Stella, pubblicato il 14 dicembre 2017

Chi mi conosce sa che sono una grande fan della musica folk: ascolto prettamente Joni Mitchell, Neil Young, Bob Dylan, ma anche Suzanne Vega e addirittura Tori Amos. Mi piace musica tranquilla, insomma, e magari anche un po’ sofisticata, con qualche tocco jazz.

In pochi sanno che, in realtà, ho passato l’adolescenza tra punk, grunge e heavy metal e che calcherei volentieri il palco con una rock band che sappia fare un bel po’ di rumore.

Tuttavia, avendo saturato i miei gusti musicali con Kurt Cobain, ed essendo cresciuta in un’epoca dominata da tutto, tranne che dal rock, sono riuscita a conoscere e ad apprezzare alcune delle band che hanno fatto epoca solo in età più matura.

Ad esempio, credo risalga al primo anno di università la scoperta di canzoni come I Wanna Rock. Era il periodo della mia vita in cui avevo momentaneamente riposto nel cassetto il sogno di fare la rock star, per studiare, lavorare e diventare un’adulta responsabile (tentativo durato molto poco). Così, tra l’esame di Lingua Cinese I, le prove con una rock band in un garage nel mezzo della campagna pavese, e poche idee, ma molto confuse, cercavo su YouTube i video di questi Twisted Sister, gorilloni muscolosi e dalla faccia arrabbiata vestiti e truccati come una donna di scarse virtù.

Ed eccola lì la scena del professore autoritario che cerca di umiliare l’alunno disobbediente con la fatidica domanda “What are you gonna do with your life?”, ossia “Che cosa hai intenzione di fare della tua vita?”

La risposta non poteva essere che una: “I wanna rock!”

Ecco cinque cose che ho imparato dalla musica e la storia dei Twisted Sister.

Dee Snider

dee snider: twisted sister’s vocalist

La musica indipendente ce la può fare

I Twisted Sister nascono sui palchi delle bettole di Long Island e del New Jersey. Non sono un gruppetto costruito da una casa discografica per cavalcare l’onda della ribellione generazionale e fare soldi: sono quattro o cinque ragazzi (la loro formazione non sarà mai definitiva) che si guadagnano il pane suonando dal vivo sei giorni su sette. Propongono prettamente cover, in particolare di David Bowie e Lou Reed, insieme a qualche inedito e un look ormai considerato fuori moda nella morente scena glam.

La loro grande forza è il live. Good evening, welcome to our show! è la battuta d’apertura di ogni concerto , urlata da Dee Snider ad un pubblico sempre più vasto. È l’interruttore che fa partire una macchina micidiale, un’energia che, anche se sei sola davanti a YouTube, ti fa scuotere e ballare.

Qual è la lezione?

La musica indipendente ce la può fare, se torniamo a valorizzare il momento per il quale un musicista suda e piange lacrime amare: il live.

Troppo spesso sacrifichiamo il nostro show a causa di varie condizioni avverse (scarso pubblico, locale piccolo, e chissà quante altre). Ovviamente, finché siete dei solisti come me, più cantautori che rockstar, non potrete mai regalare al pubblico uno show come quello dei Twisted Sister…

…o forse sì? Forse il rock non è solo chitarre distorte e urla di rabbia, ma l’idea stessa di indipendenza.

Forse la nostra chitarra acustica non suonerà mai arrabbiata e graffiante come quella di Ojeda o Jay Jay French, ma grintosa, sì. La grinta la possiamo avere anche noi cantautori solitari e malinconici e regalare al pubblico un’esperienza coinvolgente, nonostante le mille difficoltà che si possono presentare prima di un concerto.

Un live funzionante può fare la differenza tra avere un gruppo di sostenitori e non averlo, molto più di qualsiasi altra tattica di marketing.

Tutto cambia, ma niente cambia

Sapevate che i Twisted Sister furono la prima band senza contratto discografico a riempire il Palladium di New York pochissime ore dopo la messa in vendita dei biglietti? Come fu possibile? Grazie al loro impegno nei live.

La Epic Records, che aveva mostrato un certo interesse per la band, promise di pagare le spese di service e affitto per una replica privata del concerto del Palladium, che sarebbe servita al capo dell’A&R department per stabilire se valesse la pena scritturare questi omaccioni di Long Island (ovviamente non aveva avuto tempo di partecipare al concerto vero e proprio).

Sapete già come andò a finire, vero? Il capo dell’A&R department se ne andò prima della fine dello show, non pagò mai le spese per l’organizzazione della replica e non si fece mai più sentire. A Snider e compagnia rimase il salato conto da pagare e l’amarezza di aver sprecato tempo e denaro in cambio di una grossa fregatura.

Nel documentario We Are The Twisted Fuckin’ Sister, Ojeda dice una cosa illuminante: “Le band si lamentano di quanto sia difficile essere scritturati da una casa discografica oggi. La verità è che è sempre stato così. È sempre stato maledettamente difficile.”

L’industria musicale sarà anche cambiata grazie a internet, ma la sua essenza resta immutata fin dalla sua nascita. La lotta tra arte e denaro, voglia di esprimersi liberamente e costrizioni di mercato, aspettative e realtà non è mai cambiata di una virgola.

Le persone vanno e vengono

La formazione dei Twisted Sister è mutata notevolmente nel corso degli anni. Il nucleo solido, costituto dalla tripletta Snider-French-Ojeda, a cui si è aggiunto solo qualche anno dopo il basso di Mendoza, è passato attraverso mille impedimenti e defezioni.

Mi capita spesso di confrontarmi con altri musicisti sul tema del “trovare la gente giusta per portare avanti un progetto”. È dannatamente difficile, specialmente oggi: il rock è morto, o così ci vogliono far credere, e anche il più ribelle animale da palcoscenico deve cedere agli obblighi della vita moderna, al lavoro che gli fa pagare l’affitto e crescere i figli.

Non c’è soluzione a questa impasse; l’unica strategia vincente è accettare che le persone vanno e vengono e che prima o poi, forse, troverai qualcuno che ci crede come te. Forse no e te le caverai bene anche da solo.

Non c’è un’unica strada da seguire…

Capire come i miei idoli sono diventati tali è una delle mie grandi passioni e, in effetti, amo leggere biografie e autobiografie, e adoro i documentari (grazie, Netflix!).

Se c’è un comun denominatore che mi sento di segnalare tra ciò che ho letto, visto e ascoltato è che nessuna vita è comparabile ad un’altra. Due percorsi non hanno mai la stessa forma e due carriere non hanno mai lo stesso svolgimento.

Ogni artista esprime se stesso e il proprio mondo e perciò il suo metodo di lavoro non potrà mai essere uguale a quello di un altro. Siate voi stessi , quindi, e trovate la vostra strada, senza paragonarvi mai agli altri. E diffidate di chi vi offre pacchetti per il successo pre-confezionati e adatti a tutti.

…ma forse i viaggi sono il miglior investimento

Detto ciò, credo che i live abbiano ancora un’importanza stratosferica, essendo l’elemento che, con le dovute semplificazioni, ha caratterizzato tanto il successo dei Twisted Sister tanto quello di Joni Mitchell, per fare due nomi agli antipodi.

Suonare live nella propria città e nella propria comfort zone, però, non basta. Investite i vostri soldi in viaggi, non in like su Facebook e stream su Spotify! Parlate con chi proviene da una cultura diversa e cercate di capire che cosa ha da insegnarvi un olandese, un americano, un tedesco, un inglese che non potete imparare qui in Italia.

E godetevi la strada.

www.nicolestella.com

 

Le nostre valigie logore erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede;

dovevamo ancora andare lontano. Ma che importava, la strada è la vita.

(“Sulla Strada”, Jack Kerouac)

twisted sister

twisted sister

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