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Pietre Miliari

the best of 2012 by alessio gambaro








SCOTT WALKER



Bish bosch



4AD

jherek bischoff - composed






JHEREK BISCHOFF



Composed



The leaf label

lambchop - mr. m







LAMBCHOP



Mr. M



Merge / City slang


la morte - la morte






LA MORTE



La morte



Anemic Dracula & Corpoc


a plece to bury stranger - worshop







A PLACE TO BURY STRANGER



Worship



Dead oceans

dirty projectors - swing lo magellan






DIRTY PROJECTORS



Swing lo Magellan



Domino

gybe - allelujah don't bend ascend






GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR



'allelujah! don't bend! ascend



Constellation

sao paulo underground - tres caberaz locuras






SAO PAULO UNDERGROUND



Tres caberas locuras



Cuneiform

swans - the seer






SWANS



The seer



Young god

xavier iriondo - irrintzi






XABIER IRIONDO



Irrintzi



Wallace - Phonometak - Brigadisco

 

Miglior brano: Corps de Blah   Scott Walker

Miglior disco italiano: La morte   La morte

Delusione dell’anno: WIXIW   Liars

Ultimo aggiornamento (Giovedì 03 Gennaio 2013 22:44)

 

Peter Gabriel - Us

Recensioni - Pietre Miliari

Peter Gabriel

Us

1992

Geffen

peter gabriel - us

 

Nel 1989 Peter Gabriel aveva fondato l'etichetta Real World, proprio con uno scopo ben preciso: diffondere e fare conoscere le "musiche del mondo", a quell' "altro" mondo: l'Occidente mainstreamizzato in un momento di epocale cambiamento (l'89 è soprattutto l'anno della caduta del Muro di Berlino... ). Stimoli di natura etnica pervadevano già da un bel po' l'immaginario sonoro di Gabriel e con So l'artista britannico era giunto ad una sincera ridefinizione del proprio percorso creativo. Nel 1992, dopo ben sei anni, il nuovo album: Us. Oltre un lustro per affinare ulteriormente le innumerevoli intuizioni di So, attraverso un'attività fruttuosa con disparati musicisti di altre latitudini (e, nel frattempo, aveva composto anche la colonna sonora di Passion). Così, con spontanea naturalezza, Gabriel accoglie un pool di interpreti asiatici e africani, insieme ad amici di ieri e di oggi (Sinead O'Connor, Brian Eno, John Paul Jones e Peter Hammill).
Però devo ammettere che l'elemento che mi ha più colpito di più di questo album va scorto nelle melodie; melodie che si imbastardiscono ma che nascono da una radice lontana, propulsiva nella storia di Gabriel. Mi riferisco, in particolare modo, a canzoni come Blood of eden, Washing the water e Fourteen black paintings. Sì, i pattern ritmici richiamano l'Africa, ma poniamo attenzione al flusso del dettato melodico. E' Rael che canta all'equatore; è il cantore di Cinema Show immerso in una vacanza esistenziale volta a contemplare la Stella del Sud invece del Grande Carro.
Il resto è noto ed, estremamente, piacevole perché confezionato con intelligente professionalità (e attenzione al mercato). Gabriel ritenta la vivace scommessa - e la vince - di Sledgehammer e Big time con Steam, Digging the dirt e Kiss that frog; prova l'esperimento afro-celtico (cornamuse e tamtam in Talk to me) e, per migliorare l'architettura strutturale di alcune track, si affida alla sensuale sinuosità del basso di Levin (Love to be loved e Only us).
Anche i testi si arricchiscono di una maggiore trazione introspettiva, toccando talvolta aspetti personali e intimi, pur con una gittata più estesa (tanto da realizzare quella magia di immedesimazione che le liriche di una canzone possono attivare).

Riccardo Storti* da http://scrittoreprog.blogspot.it/2012/05/peter-gabriel-collection-us.html

* Coordinatore del Centro Studi per il Progressive Italiano

Ultimo aggiornamento (Lunedì 29 Ottobre 2012 08:37)

 

Litfiba - Litfiba 3

Recensioni - Pietre Miliari

LITFIBA

Litfiba 3

I.R.A. Records

1988

litfiba 3

Quando esce “Litfiba 3”, che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi “Prigionieri”, è la primavera del 1988, i Litfiba non hanno ancora raggiunto l'apice del successo eppure sono già una delle più importanti band della scena italiana. Reduci dalla tournee di “17 Re” che li ha portati a suonare in Australia stanno dando alla luce quello che forse è il miglior disco di tutta la loro produzione, il primo lavoro italiano pubblicato in digitale, come testimoniato dalla biografia di Federico Guglielmi “A denti stretti” del 2000. Riascoltato a più di vent'anni dalla sua uscita si può dire che “Litfiba 3” (in realtà il loro quarto disco, visto che il primo datato 1983 è il quasi sconosciuto “Eneide di Krypton”) è un album ibrido, perché segna un passaggio da un'era all'altra dei fiorentini. E' il disco che chiude la trilogia del potere (da qui il titolo dell'album), formata appunto da Desaparecido, 17 Re e Litfiba 3, è l'ultimo disco in studio che vede la formazione composta da 5 elementi, mentre dal punto di vista strettamente musicale è l'ultimo nelle quali si possono sentire le sonorità new wave che hanno caratterizzato i primi Litfiba, anche se già a tratti appare quella durezza che invece sarà elemento principale della seconda veste della band. Pochi mesi più tardi Ghigo e Piero perderanno gli altri elementi: a seguito di una lite con il produttore di allora Maroccolo, vera vena compositiva, lascerà la band per unirsi ai C.C.C.P. portandosi con se il batterista Ringo De Palma che morirà poco dopo per overdose, anche il tastierista Antonio Aiazzi si allontanerà dal gruppo continuando però a collaborare come compositore. Ma la fine degli anni '80 è un periodo di cambiamenti, la scena post punk sta terminando e dagli Stati Uniti arrivano band come i Mudhoney, mentre da li a poco Soundgarden e Nirvana pubblicheranno i loro dischi di esordio sancendo la nascita del grunge, genere che probabilmente ha influenzato anche i nostri.

Di questo disco si è detto spesso che è il più politico dei Litfiba, ma forse sarebbe più corretto dire il più sociale, visto che i temi trattati non sono solo politici. In copertina compare una foto di Willie Jasper Darden, condannato a morte per il presunto omicidio di James Carl Turman e il ferimento di Phillip Arnold durante una rapina e giustiziato sulla sedia elettrica dallo stato di Florida nel marzo del 1988.

La traccia di apertura è Santiago nella quale la visita di Giovanni Paolo II al generale Augusto Pinochet in Cile diventa una critica verso il connubio religione – potere (E l'uomo in bianco scese dal cielo / Ma era al di là delle barricate / E dittatura e religione fanno l'orgia sul balcone). Segue Amigo, brano forse fine a se stesso, mentre la dolcezza della melodia di Louisiana contrasta aspramente con l'argomento trattato, quello della pena di morte (Louisiana / Resti ad aspettare / E arriva il momento / Di cavalcare il fulmine). In uno dei brani più “duri”, Ci sei solo tu, ad essere presi di mira sono i manicomi, mentre la pazzia diventa unica forma di libertà, Paname è dedicata ai giorni della comune parigina (Paname infatti è il nome dato a Parigi durante quel periodo) e Cuore di vetro, che per chi scrive anticipa di qualche anno Fata Morgana è un gioco tra il riff di chitarra del verso e il giro di tastiera del ritornello nel quale la voce di Pelù da sussurrata diventa una preghiera. In Tex, una delle canzoni più famose, si parla degli indiani nativi d'America, tema caro ai nostri e già affrontato con Ferito in 17 re; seguono Peste (l'episodio meno riuscito) e Corri, inno alla libertà, anche questo ripreso più volte nel corso della carriera. Chiude la bella Bambino, ricordi malinconici verso l'infanzia e la sua voglia di nuove scoperte, dove l'incedere del basso è un ottimo tappeto per la voce.

Qui si parla quindi di un disco meno conosciuto di El diablo o Spirito e meno quotato dei due precedenti, ma di ottima fattura e forse il più bello. Gli anni sono passati, da allora la musica è cambiata, Litfiba 3 però resta ancora monumentale.

Tracklist:

Santiago

Amigo

Louisiana

Ci sei solo tu

Paname

Cuore di vetro

Tex

Peste

Corri

Bambino

 

Formazione:

Piero Pelù: voce

Ghigo Renzulli: chitarra

Gianni Maroccolo: basso

Ringo De Palma: batteria

Antonio Aiazzi: tastiere

Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Maggio 2012 14:11)