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Libri

jamie mc guire - uno splendido disastro

Jamie McGuire

Uno splendido disastro

Garzanti

pp.400

jamie mc guire - uno splendido disastro

 

Partiamo dal presupposto che, se volete leggere qualcosa di innovativo e di originale, avete sbagliato libro; ma continuiamo col dire che è un libro molto bello, che piacerà specialmente alle donne.

E poi, diciamolo, in fondo non è già stato detto e scritto tutto?Ma partiamo con la trama.

Abby Anernathyè una giovane studentessa del primo anno alla Eastern University, università scelta apposta per il numero ridotto di studenti iscritti. La ragazza sembra il prototipo della "good-lady", maglioncino di cachemire e sguardo dolce, e in effetti è senza ombra di dubbio una ragazza speciale, che nasconde tuttavia un passato... Originale ecco e decisamente fuori dagli standard (questo sì, lo concedo).

Ma passiamo al suo punto debole, di cui a sua volta è il punto debole: Travis Maddox.

Travis è l'esatto opposto di Abby: donnaiolo per eccellenza, che porta a casa una ragazza diversa ogni sera, che non si innamora mai, che fa incontri clandestini di box per guadagnarsi l'affitto dell'appartamento in cui vive e nonché idolo di ogni studentessa (e di molte meretrici, per dirlo finemente) della Eastern University.

Vediamo...

Ragazza dolce e brava + Ragazzo testa di (censura) ...

Uguale?

Amore sconvolgente.

Ed è proprio per questo che lo vedo come lettura destinata a un pubblico femminile perché, se di romanzo rosa non si tratta, di certo non è un thriller o un giallo, ma una storia di forti sentimenti, di paura nel provare qualcosa di così travolgente, che va contro gli standard del "corretto" che ci pone la civiltà. Un ragazzo assolutamente sbagliato diventa quello giusto se tu non ne puoi fare a meno.

"La prima volta che ti ho visto ho pensato che c'era qualcosa in te di cui avevo davvero bisogno. Poi ho capito che non era qualcosa di te. Era di te che avevo bisogno."

E credo che per questo stia piacendo molto: perché, se non racconta qualcosa di originale, e può addirittura diventare ripetitivo in alcune parti, parla comunque di una storia comune, che tutti potrebbero vivere, e di conseguenza, così vicina a noi.

Forza, prendete la borsetta e correte in libreria.

Marie Albes

www.mariealbes.com

Ultimo aggiornamento (Venerdì 05 Aprile 2013 21:17)

 

una casa di petali rossi - kamala nair

Kamala Nair

Una casa di petali rossi


Editrice Nord

pp.380

kamala nair - una casa di petali rossi

 

Era da molto tempo che non leggevo un libro che mi catturava a tal punto, direi da oltre un anno: da L'ombra del vento di Zafón (che cito non a caso).

Kamala Nair esordisce splendidamente con Una casa di petali rossi, mescolando l'ambiente indiano - che a noi occidentali affascina particolarmente - a uno stile di scrittura fluido e travolgente. La Nair ha una particolare caratteristica di scrittura che mi ha colpito più di altre: descrive mediante dettagli soavi, ma d'impatto, ti rendi conto all'istante che sei stato colpito dalle sue parole.

Ma passiamo alla trama.

Rakhee è una giovane donna che decide di partire per l'India una mattina, mentre il suo futuro sposo è ancora addormentato. Parte lasciando sul comodino l'anello di fidanzamento, una lettera e un manoscritto, che poi è il libro stesso. La ragazza scappa non dal suo amore, ma dalla sua perpetua fuga dal passato. Finalmente, passati ormai molti anni dall'estate del suo undicesimo compleanno - trascorsa in India appunto - cerca di affrontare le sue chimere e di accettarle definitivamente.

L'intero libro parla delle vicende di quell'estate e del “terribile” segreto che nasconde la sua famiglia, rigidamente legata all'orgoglio per l'onore e il rispetto della casta sociale.

Tra sorrisi e lacrime, i forti sentimenti di amore, in ogni sua forma, emergono da queste pagine evidenziando il fatto che il singolo non può vivere senza l'affetto di coloro che ama. "L'amore è un dono incredibile e noi non possiamo trovarlo né conservarlo da soli", dice appunto la Nair attraverso la voce di Prem, un personaggio che ha un ruolo fondamentale. Ma anche la paura, la debolezza della depressione e la mutabilità in sé dell'animo umano sono palpabili.

Prima ho citato Zafón perché ho trovato una forte similitudine tra un fatto di Una casa di petali rossi e uno de L'ombra del vento, ma non mi pronuncio oltre per non rovinarvi la storia. Sono convinta che la troverete da soli.

Dunque, tralasciando la trama che, dettaglio più, dettaglio meno, può essere affascinante benché già vista e vissuta, il complesso tra la tecnica e l'intreccio della storia rendono questo libro sicuramente nella mia 'Top Books'. Se volete una lettura scorrevole, rilassante e coinvolgente, leggetelo e assorbitelo da pagina 1 a pagina 380.

 

 

Marie Albes

Ultimo aggiornamento (Martedì 05 Febbraio 2013 13:58)

 

Sébastien Marnier Mimì

Sébastien Marnier

Mimì

Playground

pp.366

sebastien marnier - mimì

Romanzo d'esordio per Sèbastien Marnier, giovane sceneggiatore francese. Il libro è caratterizzato fin dalle prime righe da un linguaggio schietto, diretto, violento, il linguaggio tipico di chi vive nelle banlieue parigine, laddove degrado urbano, miseria e abbandono (anche culturale e scolastico) la fanno da padroni. E' proprio in questo contesto che si muove il personaggio  principale del romanzo, Jean Pierre, che nella prima metà del libro viene seguito passo per passo nella sua "evoluzione" da irrequieto bambino testimone di violenze famigliari, ad adolescente "disturbato", membro attivo di un branco dedito al bullismo e all'ostentazione (verbale e gestuale) dei primi stimoli sessuali. Vittima principale della violenza (fisica e psicologica) manifestata costantemente dal branco (in un escalation sempre più efferata), è l'effemminato Bartholomè, soprannominato dispregiativamente Mimì; quest'ultimo si vedrà costretto a fuggire lontano da una situazione sempre più insopportabile, da vessazioni che sfiorano la tragedia, che il "finocchio" incassa sempre silenziosamente, con  rassegnazione. Ma le vicende di Jean Pierre e Mimì saranno destinate a incrociarsi nuovamente, in età adulta, e la storia si snoderà con  risvolti imprevedibili e paradossali, in un crescendo emotivo e passionale che terrà il lettore incollato alle pagine, a divorarle d'un fiato fino al sorprendente (ma non totalmente inaspettato) epilogo.

Un libro che ha per tema principale l'omosessualità, sia quella "ufficiale", dei club e delle palestre maschili, che, soprattutto, quella "latente", insita nell'animo (e nel corpo) dell'uomo, quella impossibile da manifestare,  inaccettabile in primis per se stessi, che produce (omo)fobie e genera false esistenze, famiglie destinate a felicità effimere e menzognere.

Uno tra i romanzi più crudi letti nell'anno che sta per concludersi, ottima opera prima di uno scrittore del quale risentiremo parlare, c'è da scommetterci.

Roberto Giannini

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 30 Gennaio 2013 09:03)

 

david grossman - che tu sia per me il coltello

David Grossman

Che tu sia per me il coltello

Mondadori

pp.366

david grossman - che tu sia per me il coltello

 

“Ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all’estremità della spina dorsale. Si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco. Da lì, da quell’ossicino, l’uomo verrà ricreato al momento della resurrezione dei morti. Così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. Voglio dire, quale fosse l’ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati.

Ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. Allora ho smesso di cercarlo. L’ho dichiarato disperso finché l’ho visto nel cortile della scuola. Subito quell’idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un’altra persona.”

 

È stato questa lunga citazione a farmi venir voglia di comprare uno dei libri più famosi di David Grossman, facendomi scoprire al contempo questo grande scrittore contemporaneo.

Siate sinceri: non dite che non stuzzica la fantasia anche a voi.

Ma vediamo di chiarirci subito, onde evitare di cadere nel tranello in cui sono caduta io: se lo comprate per trovare nelle sue pagine la storia d'amore del secolo, semplicemente, scordatevelo!

 

Che tu sia per me il coltello è un romanzo psicologico a forma epistolare in cui i personaggi, Yair e Myriam, 'denudano' le loro anime attraverso le lettere che si inviano ininterrottamente per mesi. Il tema della nudità corporea è spesso richiamato in funzione della nudità spirituale.

Yair e Myriam non si sono mai visti di persona, se non fugacemente in mezzo a tanta gente, e sarà proprio Yair a decidere di mantenere il loro rapporto alla sola forma epistolare, in modo da tenerlo lontano dalla vita terrena che lo renderebbe impuro e irreale nella sua realizzazione.

I personaggi sono molto complessi, problematici sotto un punto di vista, e spesso parlano della loro infanzia infelice lasciandola velata di mistero, infanzia che avrà poi effetti sul futuro/presente e sul loro rapporto con i figli.

Sovente la narrazione diventa pesante, sembra un monologo continuo in cui entrambi i personaggi parlano più a se stessi che al lettore, ma se ci si ostina a seguire con le problematiche pagine, alla fine si trova sempre un pezzo del proprio io nelle parole di Grossman.

Vorrei essere tutto ciò che i tuoi occhi vedono in me”, anche per il romantico ci sono spunti per fantasticare.

Per quanto riguarda la fine, direi che lascia sconcertati, è un connubio tra drammaticità e finale aperto.

Dunque, in sintesi, se volete una lettura leggera con cui passare le vacanze di Natale, lasciatelo assolutamente in libreria e non compratelo; se invece vi volete cimentare nei meandri della psiche umana piena di elucubrazioni talvolta affascinanti, talvolta assillanti, allora semplicemente: prendetelo e portatelo a casa.

Marie Albes

Ultimo aggiornamento (Lunedì 14 Gennaio 2013 08:54)

 

Woody Guthrie - American radical

 

Will Kaufman

WOODY GUTHRIE - AMERICAN RADICAL

Arcana Editore

271 pp.

 

american radical

 

 

 

E' molto probabile che Woody Guthrie sia stato uno dei musicisti più radicali di tutta la storia americana, lui che ha scritto centinaia di canzoni "per la gente" e che andava in giro con la sua immancabile chitarra a tracolla e l'adesivo "This machine kills fascists". Lui che ha influenzato intere generazioni di artisti che gli sono succeduti, dal suo allievo numero uno Bob Dylan fino agli Arcade Fire passando per Bruce Springsteen che della sua "This land is your land" ne ha fatto un inno per Barack Obama. Chissà se Woody avrebbe mai dedicato quel brano al primo presidente nero degli Stati Uniti d'America, lui che di canzoni sui presidenti, non solo americani, ne ha scritte molte (quasi mai elogiandoli). Sarebbe bello immaginare cosa scriverebbe a proposito della gente degli anni duemila, di quelli che hanno perso il loro posto di lavoro o hanno visto i loro risparmi svanire nel giro di poche ore per un crack finanziario. Altri tempi quelli in cui il nostro ha vissuto, tempi in cui le persone venivano costrette ad emigrare da una costa all'altra degli states con la promessa di un tenore di vita migliore e finivano invece a vivere in tendopoli subendo ogni tipo di sopruso, tempi in cui potevi essere arrestato o addirittura ucciso solo perché sospettato di essere comunista. A spiegarceli bene quei tempi e quindi a contestualizzare l'intera opera di Guthrie è questa biografia scritta da Will Kaufman, professore di letteratura americana all'University of central Lancashire. Ogni capitolo del libro si riferisce ad un periodo storico particolare (le migrazioni, la crisi del 1929, l'avvento del fascismo in Italia e Spagna e del nazismo in Germania, la guerra) o della vita del musicista il quale viene descritto bene dalla penna del professore britannico senza mai essere elogiato, anzi, sottolineando, pur spiegandole,  tutte le contraddizioni di un uomo che ha cambiato idea ed è tornato sui suoi passi più volte nel corso della sua vita. Il ritratto che ne viene fuori è quello di un uomo di origini borghesi (il padre era deputato dei radicali e sospettato di far parte del Ku Klux Klan) che non le rinnega ma che "cambia" e sceglierà di restare tutta la vita accanto ai più deboli, che si dichiara nemico giurato di ogni forma di fascismo a tal punto che sarà favorevole al patto Hitler - Stalin e successivamente appoggerà l'intervento americano durante la seconda guerra mondiale vedendo in questi avvenimenti due possibilità per fermare il nazismo. In particolare gli anni che vanno dall'inizio della sua carriera fino alla fine della guerra sono spiegati con molta cura, Kaufman ci permette di comprendere bene cosa erano il C.I.O. e il Comunist Party of the USA (C.P.U.S.A.), due organizzazioni con le quali Guthrie ha collaborato molto e ci racconta ascesa e declino degli Almanac Singers, la band in cui il nostro ha militato per diverso tempo dando vita alle hootenanny (quelle che più o meno oggi chiameremmo sessions), soffermandosi anche su alcuni personaggi come Pete Seeger, testimoni dell'intera opera di Guthrie, tra i primi a permettere che la sua voce arrivasse fino ai giorni nostri.

Un'ottima occasione per conoscere o conoscere meglio questo uomo che forse ha influenzato più di tutti intere generazioni di musicisti "di protesta"

Alessandro Adesso

Ultimo aggiornamento (Venerdì 28 Dicembre 2012 21:34)

 
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