Proporre musica originale: problemi e (possibili) soluzioni

di Nicole Stella, pubblicato il 28 ottobre 2018

Sono i postumi di una serata a metà: abbiamo suonato molto bene, credo meglio del solito, ma per un pubblico esiguo.
Capita, e capita spesso.
A lungo mi sono arrovellata per cercare di capire come smontare quel circolo vizioso in base a cui meno sei famosa e meno gente avrai a sentirti. È un concetto chiarissimo, tanto che è difficile aspettarsi il contrario, ma in qualche modo, ad un certo punto, quel meccanismo si deve rompere perché un artista possa progredire.
E per carità, le mie soddisfazioni le ho avute e le ho spesso. Capita di suonare per tanta gente e per poca gente, per gente attenta e gente distratta, in luoghi belli e in luoghi brutti. Fa tutto parte del gioco.
Quella sera, però, rimaniamo più a lungo nel locale, prima di smontare gli strumenti. Discutiamo sul perché pare che ci sia sempre meno gente interessata alla musica live e cerchiamo soluzioni improvvisate al problema.

concerto per pochi

concerto per pochi, paris

Io stessa ho sempre pensato che il concerto fosse il momento cruciale nella vita di un artista. Ho sempre visto l’esibizione live come un momento di vero “marketing” (termine abusato nel nostro campo), l’occasione in cui stringere la mano a chi è interessato alla tua musica.
Eppure è sempre più difficile liberare il campo dall’equazione: “Quanta gente mi porti?” “Zero” “Allora ciao”.
Un punto della discussione post-concerto riguarda proprio questo aspetto: quanto i gestori dei locali si impegnano nella pubblicizzazione dell’evento? Alcuni lo fanno in modo molto serio (ne ho avuto io stessa esperienza e, a parte una sola eccezione, durante questi concerti i tavoli non erano vuoti); altri, oberati da mille altre cose, se ne dimenticano o si aspettano semplicemente che sia il musicista ad occuparsene.
Credo, però, che, come in ogni campo, se lo sforzo è congiunto, il risultato sarà migliore. Quattro mani sono meglio di due. Certo, non mi aspetto che chi è già oberato di lavoro possa occuparsi anche di pubblicizzare un evento, ma forse, in questi casi, occorrerebbe ripensare il sistema del live e assumere del personale specializzato in pubbliche relazioni, che aiuti l’artista nella promozione dell’evento.
La discussione, però, è andata oltre questi concetti, piuttosto banali, che vengono tirati fuori ad ogni occasione in cui si parla della situazione della musica dal vivo.
La discussione si è concentrata su chi, come me, come noi, propone musica originale.
Da dove deve partire la molla per stimolare le persone a partecipare a serate in cui ascolteranno solo brani sconosciuti?
Per comodità eviterò di prendere in considerazione mezzi di promozione che afferiscono al mondo social e del web. L’esistenza di servizi che a pagamento offrono like, visualizzazioni e stream è di per sé la dimostrazione che si tratta di un gigante dai piedi di melma, destinato a cadere molto presto.


L’uso del web per promuoversi è utile (ed etico) solo se usato con cognizione di causa, ma qui, più che un articolo, occorrerebbe scrivere un saggio!
Rimanendo sul focus dell’articolo, e se quella molla fosse rappresentata dai grandi e piccoli media (blogger, critici musicali, presentatori radiofonici,…)?
Non mi riferisco a chi, con grande professionalità e spesso serie difficoltà, gestisce pubblicazioni online con una linea editoriale definita, un focus su un certo genere o una certa area geografica. Non mi riferisco nemmeno alle riviste sopravvissute al “crollo della carta stampata”, che offrono ancora approfondimenti musicali, spesso andando contro le “mode” e i gusti imperanti a livello commerciale.
Mi riferisco a chi continua ad avere influenza sul mondo musicale, parecchia influenza, ma non parlando più di musica. Mi riferisco a chi si dice critico musicale e poi parla di costume, con spirito molto pop e molto poco analitico.

nicole stella in philadelphia

nicole stella in philadelphia

In altre parole: perché tutti si lamentano della superficialità della musica contemporanea, quando i canali mainstream non fanno che adagiarsi su questa stessa linea?
Come si possono proporre generi e approcci differenti quando, non solo i canali nazionali più famosi e seguiti, ma anche alcuni blog e alcune pubblicazioni online nate con spirito “indie”, propongono solo musica e idee di comodo, che attireranno un abbondante numero di visitatori?
In altre parole ancora: perché parlare, a volte con toni critici, solo di musica mainstream quando esiste un mondo sconosciuto e molto bello che meriterebbe attenzione?
Vale davvero la pena criticare il trapper o lo pseudo-cantautore di moda? Non sarebbe più significativo ignorarli e parlare di altro?
Come ho accennato prima, per fortuna non tutti seguono questa linea. Il problema è che, ovviamente, più segui la moda e più sei seguito e quindi, in un modo o nell’altro, ha più risalto il chiacchiericcio dell’approfondimento.
Eppure questa tendenza è modificabile. Basterebbe che chi gode già di fama (perché no, gli stessi canali televisivi nazionali) avesse il coraggio di rompere il tabù e parlare d’altro.
Certo, esistono spazi destinati alla “musica indipendente”, ma sono molto esigui, non sufficienti a colmare la proposta numerosa e variegata del panorama musicale del sottosuolo.

Ecco, io credo che finché la stampa, gli organi di informazione, non torneranno ad educare all’ascolto musicale (lo dice una che ha imparato l’inglese con le traduzioni di Tutto Musica), la gente sarà sempre meno interessata alla musica dal vivo.

tutto: rivista anni '80 e '90

tutto: rivista anni ’80 e ’90

Chi se ne frega, penserete.
E allora perché vi vedo criticare con livore i post di prestigiose testate giornalistiche che pubblicano il comunicato stampa relativo all’ultimo pezzo di quel gruppo uscito dai talent? Perché vi sento dire che “la musica di oggi fa schifo”?
E soprattutto, perché nessuno vuole vedere come una scena musicale più viva possa portare benefici alle economie locali, riempiendo i bar, i pub, i ristoranti e dando più lavoro agli artisti?

 

nicole stella

nicole stella

by Nicole Stella, cantautrice pisana

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