Metrodora e il suo festival. Nulla nasce dal nulla. (1° Parte)

Senza pretese di insegnamento alcuno (!) vogliono essere questi appunti. Solo resoconti di viaggio. Attraverso la musica, naturalmente, ma tramite essa anche verso altri percorsi. Tutto in una visione molto personale e per questo difficilmente condivisibile. Sicuramente contestabile. Dalla genesi del r’n’r al festival di metrodora. Paragone forse azzardato. Da sempre però la spinta al cambiamento e alla creazione di circuiti indipendenti dal music-businnes “ufficiale” esprimono la vitalità giovanile. Nonostante difetti e difficoltà organizzative questo genere di evento mette in campo una cosa: la passione per la musica lontana da altre logiche. Merce rara ai giorni nostri. Le prime parole che il r’n’r ha insegnato “voglio il mondo e lo voglio ora !” “questa e’ la mia vita e ne faccio ciò che voglio !” “ma contro cosa vi ribellate ??! Contro di voi !!” sono esempi dell’innata dinamicità giovanile e pertanto così lontani dai non pochi che nelle istituzioni e nella politica chiedono alla vita soltanto regole semplici e cicli replicabili all’infinito.

Se ci si riferisce poi allo scenario più generale, quello della/e società in cui viviamo, quello che riparte dalla vecchia contrapposizione tra civiltà, quello dell’economia “globalizzata” dove frenesia dei consumi ed omologazione collettiva la fanno da padroni, mi viene da pensare che la metaforica “terra promessa” che ha guidato la storia del rock attraverso cinquantenni di musica giovanile sia anche per Metrodora e il suo festival un progetto forte, ambizioso e vitale.

Nulla nasce dal nulla, tutto viene costantemente rimasticato e ri-digerito in questo processo. Da sempre ogni forma d’arte ricicla senza posa se stessa e commercia assiduamente con i suoi vicini. Rap, musiche sudamericane e africane, quelle dei paesi dell’est europa; l’oriente e le sue caleidoscopiche variazioni ! E’ dunque da un esempio così lontano che la contrapposizione dei nostri giorni appare strumentale e miope ! Nulla di più attuale se riferita alle dinamiche della nostra società e dei suoi interessi. Nella musica popolare, presente nella cultura di ogni popolo, vi e’ stato scambio incessante nelle due direzioni. Sempre. Se c’e’ africa in Muddy Water c’e’ america in Ali Farka Toure. Se i Talking heads esplorano il continente nero i musicisti africani vanno a Parigi e a Londra. Il Rai fa soffiare il suo vento sull’Europa ma se i musicisti algerini non avessero mai ascoltato rock quel vento avrebbe caratteristiche diverse. Le seduzioni e i miraggi d’oriente 40 anni fa sedussero l’occidente e i suoi giovani. L’introduzione del suono del sitar e la moda indiana fece innamorare intere generazioni. Fu il viaggio del quartetto pop più celebre della storia a cambiare nelle note della sua musica la percezione di quel continente….

In quante occasioni e con quali scuse la controcultura giovanile e’ stata ostacolata, osteggiata, mistificata perché ritenuta pericolosa. Perché foriera di nuove idee e di cambiamento ! Addirittura il presidente Nixon si scomodò (!) definendo Timothy Francis Leary (docente di psicologia ad Harvard e guru americano delle droghe psichedeliche negli anni ‘60) “l’uomo più pericoloso d’america” . Viste le balle che tramite i media ci vengono da sempre propinate, fu quello uno dei primi grandi tentativi di ingerenza e condizionamento (o di lungimiranza) della politica nella vita delle persone e nelle loro scelte. La novità del pensiero di Leary, evocato nei testi delle loro canzoni, influenzerà il sound di Beatles, Mooby blue, The Who, Nevermore, Porcupine tree, Dog fashion e muoverà le generazioni di giovani che già dagli anni sessanta anche attraverso e grazie alla musica si opporranno a guerre (Vietnam), contrapposizioni ideologiche (Usa-Urss) e politiche antidemocratiche (maccartismo) ……...
Non amo l’america, lo ammetto ! non amo le sue Corporation che vogliono decidere le nostre vite in virtù dei loro dividendi, non amo il suo Star system e molti dei suoi miti. Non accetto la politica dell’america Neocon. Quella che insieme alla democrazia esporta armi, guerre e tensioni geopolitiche. Forse per questo, anche se oggi deve considerarsi un “prodotto” universale, mi resta facile capire perché il r’n’r sia nato in quel continente visti gli standard schizofrenici di quella società. Secondo Eric Fromm: “la società occidentale contemporanea, nonostante il progresso materiale, intellettuale e politico, e’ sempre meno capace di condurre alla sanità mentale e tende a minare invece la sicurezza interiore, la felicità, la ragione, la capacità d’amore nell’individuo; tende a trasformarlo in un automa che paga il suo insuccesso di uomo con una sempre più grave infermità mentale, con la disperazione che si cela sotto la frenetica corsa al lavoro e al cosiddetto piacere”. Parole antiche, ma nuovamente attuali e di peso oggi. Giovanni Ferretti e i suoi CCCP, anch’essi in tempi forse meno sospetti, vomitavano ai loro concerti: “Lavora ! Produci ! Crepa ! (1964-1985 affinità - divergenze tra il compagno Togliatti e Noi). Oggi la fotografia di una buona fetta della società occidentale e’ questa. Quella che corre felice (?) verso ogni novità propostaci, digerendola velocemente. Da un lato il grande e artificioso stress per farti diventare subito adulto, per convincerti che la competizione (agguerrita), il lavoro e l’applicazione ti promuoveranno a parte integrante della società, quella meritevole, (quella della colazione in giacca e cravatta stile mulino bianco); dall’altro lato lo stress (!) per prolungare artificialmente la giovinezza, la cura ossessiva dell’immagine, del look Tutto come una proposta commerciale da sperimentare per non rimanere dietro gli altri. Creme, lozioni, lifting e trapianti….. prima l’immagine e poi, se rimane spazio, la sostanza. Forse.

(to be continued...)

Fabio Marengo