Valerio Mattioli – Superonda: storia segreta della musica italiana – recensione

di Diego Curcio, pubblicato il 16 ottobre 2017

Qualche settimana fa ho finito di leggere Superonda di Valerio Mattioli: un bel volumone di oltre 600 pagine sulla “Storia segreta della musica italiana” (come recita il sottotitolo) fra il 1964 e il 1976.  Per finirlo mi ci è voluto quasi un mese: non solo perché, nel frattempo, come al solito, ho letto un botto di fumetti e riviste, ma soprattutto perché “Superonda” è un libro difficile, che richiede attenzione e un po’ di sana lentezza. Mattioli, che avevo già imparato a conoscere grazie ai fantastici Heroin in Tahiti – la classica band che non dovrebbe piacermi e che invece mi fa uscire di testa – è riuscito, con questo volume pubblicato da Baldini & Castoldi, a raccontare una storia eterogenea ma bellissima, oscura e mainstream, mettendo finalmente ordine in una materia incasinata come la musica italiana contemporanea nella sua prima fase propulsiva.
Se devo proprio fare un appunto all’autore, che però appunto non è, è che mi pare davvero un peccato che “Superonda” si fermi proprio alla vigilia del ’77 – anche se qualche leggerissimo sconfinamento c’è – visto che mi piacerebbe molto leggere “la versione di Mattioli” del periodo musicale che amo di più (il punk, la new wave, l’hardcore, il revival garage e magari anche le posse). Però, diciamoci la verità, su quelle vicende, ormai, esiste, anche in Italia, una folta pubblicistica. E anche se mi incuriosirebbe molto leggere cosa ne pensa l’autore di “Superonda” del primo punk italiano, tanto per fare un esempio, non è che ci sia un vero e proprio vuoto editoriale in materia. Sul periodo trattato dal libro, invece, direi che non esiste un’opera completa e accurata come questa. Anche la scelta di come trattare la vastissima materia musicale racchiusa in questi 12 anni che cambiarono l’Italia è secondo me molto azzeccata. Mattioli non può non citare gli urlatori, il beat italiano, il prog e i cantautori, ma visto che quei mondi musicali sono già stati oggetto di numerose pubblicazioni e disamine, in “Superonda” vengono inseriti all’interno di un discorso molto più ampio, dove trovano maggiore spazio scene e artisti che potremmo definire non convenzionali, o quasi. Certo, uno come Ennio Morricone – di cui si parla parecchio – ma anche uno come Franco Battiato – altra “star” del libro – non sono degli illustri sconosciuti. Ma tra le pagine di “Superonda”, grazie anche a interviste di prima mano, esce fuori un sorta di lato oscuro – o sarebbe meglio dire meno noto – di queste e altre figure, assurte ormai a santini della musica pop italiana. Anche di Battisti, per esempio, si privilegiano alcuni momenti meno noti della sua biografia. E lo stesso si fa con tante altre star come gli Area o Alan Sorrenti.
Al di là dei tanti capitoli in cui è diviso il libro – dall’epopea della library music alle mille facce della “musica contemporanea”, dal prog alle colonne sonore, dal free jazz ai mitici anni del Piper – quella contenuta in “Superonda” è una storia con un unico filo conduttore unico: un racconto fatto di tante piccole vicende, che però hanno un legame fra loro. Mattioli non lavora per compartimenti stagni, ma sviluppa un discorso e un pensiero organico attraverso le fasi della storia musicale italiana del secondo dopoguerra. Commenta, analizza e mette insieme gli avvenimenti con molto scrupolo e tanta competenza e il risultato è un’epica del primo pop di casa nostra come, credo, non sia mai stata raccontata fino a questo momento. “Superonda”, per la sua imponenza e la sua importanza storica, è quindi un vero e proprio caposaldo, un classico – anche se è uscito appena un anno fa – che tutti gli appassionati di musica dovrebbero leggere (e chi se ne frega se vi sembra la solita frase fatta: in questo caso è la pura verità). Un viaggio vorticoso e clamoroso, che parte dalle radici stesse del pop italiano, ma che non si limita esclusivamente all’aspetto musicale. In “Superonda”, infatti, come chiarisce il titolo del libro che cita il mitico divano del Superstudio di Firenze, c’è anche spazio per le varie avanguardie artistiche che sono esplose in Italia dalla metà degli Anni Sessanta alla metà degli Anni Settanta (cinema, pittura, architettura, design: arte, insomma), offrendo uno spaccato culturale e sociale, che si lega a doppia mandata alla musica. Nel libro ci sono personaggi ricorrente (i già citati Morricone e Battiato come non li avete mai visti) e vere e proprie icone sotterranee (ma non troppo) come Mario Schifano o Gianfranco Manfredi. “Superonda” è un racconto selvaggio, ma al tempo stesso accademico, scritto come un assalto al treno della cultura pop.

 (clicca qui per leggere l’articolo originale, su http://huskercore.blogspot.it/)

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