Ancient Veil – new album – Rings of earthly…live – recensione

di Riccardo Storti, pubblicato il 23 giugno 2018

by Riccardo Storti *

Trent’anni e non sentirli. Non solo: ma raccontarli su un palcoscenico per immortalarli sul cosiddetto “supporto rigido”, di modo da poterli rivivere ogni volta che se ne senta il desiderio.

Di Ancient Veil ho già scritto quando Edmondo Romano, un bel giorno, mi chiamò con il solito e contagioso entusiasmo per raccontarmi che la fenice stava per spiccare nuovamente il volo.

Tirate le fila di un discorso (peraltro mai interrotto) con i fratelli Serri, oltre un anno fa usciva I Am Changing. Batti il ferro finché è caldo, quindi, senza esitazione, il 12 maggio del 2017 la loro proposta si fa ancora più concreta con un bel live a la Claque, durante il quale, non si presenta solo “l’ultimo nato”, ma si ripercorre un sodalizio cominciato dopo la metà degli anni Ottanta, ai primordi del neo-progressive italiano.

La performance biodiscografica ci aiuta a capire percorsi e sviluppi, nonché rimandi stilistici che hanno connotato e continuano a connotare il profilo artistico di questo vivace ensemble genovese. Intanto la line-up: al trio di partenza si aggiunge al sezione ritmica di Massimo Palermo (basso) e Marco Fuliano (batteria). Occhio ai guest: la voce di Valeria Caucino, l’oboe di Marco Gnecco e una delegazione dei Finisterre, rappresentata da Stefano Marelli e Fabio Zuffanti.

Scaletta ragionata per una tracklist guidata: si parte con sei brani dall’album omonimo di esordio, si va avanti con diverse tracce da Rings of Earthly Light del 1991 e ci si congeda con tre perle dall’ultimo lavoro in studio I Am Changing.

Ora potrei mettermi qui con diligente (e magari un po’ pedante) piglio passare al settaccio brano per brano e raccontarvelo. Raccontare un live… già, se non ci siete stati, vi siete persi molto. Credo sia più interessante, invece, mettere in rilievo chi siano gli Ancient Veil alla verifica dei suoni e un concerto dal vivo come questo diventa l’ideale cartina di tornasole.

Ancient Veil parte da una tavolozza di colori che ben si presta ad affrescare inconsuete pareti creative. Da un lato c’è Edmondo Romano, semplificando l’uomo dei flauti,. Un compositore eclettico, oltre ad un raffinatissimo strumentista di aerofoni provenienti da qualsiasi latitudine. Ecco: le latitudini. Ci arrivo, con calma.

L’altra polarità è appannaggio dei fratelli Alessandro e Fabio Serri, chitarre e tastiere, sinfonie e assoli, elettricità e “acusticità”, rock e frontiera classica: in una parola, progressive.

Romano è quello che compra il biglietto dell’aereo e fa girare la tradizione prog del loro DNA attraverso latitudini che planano sul Mediterraneo per salire oltre Manica e finire, magari, negli States. Un nay, un tin whistle e un sax soprano incontrano un mellotron e un moog (sembra l’inizio di una barzelletta, invece – credetemi – è una magia).

Nelle dodici tracce si viaggia tra prog, World Music e fusion. Prendo a campione la suite Rings of Earthly Light (ci sarebbe da scriverne… ): inizia “celtica”, danza in 7/4, sfiora il jazz rock, lambisce i Genesis ma la voce di Alessandro Serri ha qualcosa di arcaico, tanto da ricordare la timbrica di Kerry Minnear dei Gentle Giant. Il caleidoscopio di rimandi ai nostri ascolti è una centrifuga di input infiniti ma anche infinitesimali, però il succo è sempre lo stesso, autentico, in una parola (anzi, in uno spartito), questi sono gli Ancient Veil.

*Presidente del Centro studi per il Progressive Italiano

Articolo originale alla pagina https://scrittoreprog.blogspot.it/?view=sidebar

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