Nicole Stella – new album – Canzoni per Vivienne – full streaming e recensione

di Roberto Giannini, pubblicato il 10 maggio 2018

Terzo album per la cantautrice pisana (e collaboratrice di questo sito web con i suoi diari di viaggio) Nicole Stella, un concept album formato da sette brani (della durata massima di quattro minuti) dal titolo Canzoni per Vivienne, autoprodotto come i precedenti.

La raccolta è ispirata alla storia della scrittrice nonchè prima moglie del celebre poeta americano Thomas Stearns Eliot (vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1948), Vivienne Haigh-Wood, ricordata oggi più come la moglie “pazza” di un uomo influente che come una scrittrice in piena regola, che morì in manicomio, in completa solitudine e senza aver ottenuto alcun riconoscimento per i propri scritti.

 

 

L’eclettica cantautrice, che non ha mai nascosto l’influenza e la predilizione di autrici molto particolari che hanno caratterizzato i decenni scorsi (dalla Joni Mitchell del primo periodo, a Suzanne Vega, fino ad arrivare alla fase più tormentata di Tori Amos), in questo nuovo lavoro canta e suona tutti gli strumenti presenti, dalle chitarre acustiche ed elettriche al synth, dalle percussioni al bouzouki.

nicole stella

nicole stella

Possiamo sintetizzare le tematiche dell’album, strettamente legate a doppio filo alle vicende biografiche della Haigh-Wood, citando l’abbandono coniugale, le sofferenze psicofisiche del periodo trascorso in manicomio, le difficoltà delle relazioni di coppia (in particolare nei rapporti intimi tra due artisti, nella fattispecie tra due scrittori), i pregiudizi ai quali sono costrette le persone afflitte da problemi psichici, che spesso generano incomprensioni quando non indifferenza; l’unico antidoto necessario (ma non sufficiente) per una seppur parziale riabilitazione rimane l’arte, sia nella sua funzione di fruibilità che in quella attiva e generatrice, molto spesso liberatoria per chi riesce ad esprimerla direttamente.

Nicole Stella in questo contesto riesce a smarcarsi dagli stereotipi e dalle influenze sopra citate, pur nella delicatezza e sinuosità stilistica che caratterizza tutte e sette le tracce e che ne aveva caratterizzato la produzione passata, entrando a pieno titolo nella categoria del cantautorato alternativo e “trasversale”, grazie anche ad arrangiamenti complessi pur nella loro semplicità ed essenzialità. Le accordature aperte della chitarra acustica (ad eccezione del brano di chiusura, La bugia, nel quale l’artista pisana utilizza un’elettrica effettata), vera protagonista stilistica dell’album al pari della voce allo stesso tempo delicata ma incisiva, producono un afflato malinconico e un senso di imperfezione che saranno sicuramente riscontrabili da coloro che hanno amato artisti tormentati del passato quali Laura Nyro o, in ambito europeo, Nick Drake o il primo John Martyn.

Un album riuscito, che potrete apprezzare anche leggendo le liriche in inglese nel video box sottostante.

Un’artista in piena fase creativa, che aspettiamo (oltrechè con le sue interessanti riflessioni che continueremo a pubblicare su questo website) con lo spettacolo su Bob Dylan che alternerà musica e letture

 

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