Struttura & Forma – new album – One of us – Recensione

di Redazione, pubblicato il 10 novembre 2017

by Riccardo Storti*

Ai tempi di CodiceZena (caspita, parliamo di oltre 10 anni fa), durante le mie ricerche negli archivi giornalistici della città, mi imbattei in un trafiletto che informava il lettore circa una performance di una band emergente, i Struttura & Forma, che avrebbero aperto addirittura il concerto di De Gregori a Uscio (era l’8 agosto del 1975).

Dopo la pubblicazione del volume, ebbi modo di conoscere personalmente uno dei fondatori, Giacomo Caliolo, poi i social network mi indirizzarono anche verso Franco Frassinetti. Devo dire che, sotto sotto, percepii qualche movimento sotterraneo, un leggero desiderio di riprendere le fila, ma – ripeto – solo percezioni, nemmeno propositi (almeno stando a quanto potevo apprendere dal mio osservatorio/uditorio).

La bella sorpresa ora è qui che gira nel mio lettore. A distanza oltre 40 anni (era il 1972) la band si è ricostituita attorno a Caliolo, Frassinetti (entrambi chitarristi) e Marco Porritiello (batteria) con l’aggiunta di Claudio Sisto (voce), e Stefano Gatti (basso). All’inizio del 2017 l’Electromantic di Beppe Crovella (storico membro generatore degli Arti e Mestieri) ha pubblicato l’album One of Us, che lo stesso tastierista piemontese ha contribuito a colorare con il suo mellotron.

struttura & forma

struttura & forma

Il disco, pur partendo da qualche appunto lontano (vedi l’opener Worms, scritta ai primordi), si regge attorno alle composizioni del duo Caliolo-Frassinetti, quindi la centralità, timbrica, armonica e melodica delle chitarre traspare in maniera assai naturale, anche grazie ai numerosissimi slanci solistici che, comunque, non risultano mai sopra le righe. I testi delle canzoni sono Claudio Sisto, vocalist dal deciso profilo contemporary rock, pertanto dotato di una pregevole capacità di sfondamento comunicativo. Al passo la sezione ritmica di Porritiello-Gatti, precisa e paziente a divincolarsi nel vasto range stilistico del disco.

Sì, perché definire semplicemente questo lavoro “prog” sarebbe superficiale. O meglio, è un’opera prog nell’accezione più vasta e attuale del termine, perché nasce da una sedimentazione di esperienza e mestiere di ampia data, quindi le passioni emergono e mischiano etichette con abilità caleidoscopica.

Si parte dal passato con Worms, scritta nel 1972, spettacolare strumentale che presenta la band in ottima forma: gli avvertimenti corrono dai King Crimson a Frank Zappa, passando per Todd Rundgren, Mahavishnu Orchestra e Nova. La band inanella, una dopo l’altra, canzoni orecchiabili in perfetto stile AOR (Indios Dream e Amsterdam) ma sorrette da un deciso propellente hard (Symphony, Kepler e Fasting Soul costruita sul metro di 7/8), ma non si trascurano comunque piacevoli atmosfere fusion (One of Us) o digressioni quasi ambient alla Windham Hill (Acoustic Wave) oppure accattivanti spunti crossover in salsa rock’n roll (Kyoko’s Groove).

*Coordinatore del Centro Studi per il Progressive Italiano

Articolo originale su: https://scrittoreprog.blogspot.it/2017/11/struttura-forma-one-of-us-electromantic.html?view=sidebar

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