Impressioni di settembre

di Jessica Molinaro, pubblicato il 15 Febbraio 2014

scritto inedito by Jessica Molinaro.

Molly uscì a fare un’ultima passeggiata di primo mattino, nel giardino che circondava la sua casa di campagna. L’aria fredda le pungeva la pelle e il freddo sembrava entrare nelle sue ossa violentemente, ma decise uguamente di fermarsi un po’ li fuori: quella sensazione la faceva sentire bene e soprattutto viva. Le montagne, che incorniciavano l’orizzonte, le davano quel senso di sicurezza che da sempre aveva cercato invano,  prima nel suo passato poi nelle persone a lei care; la solidità della roccia le ricordava quello che nella sua vita ormai contava.

Molly camminava leggera, respirando quella stessa nebbia che le appannava la visuale, quando arrivò al ponte il panorama la lasciò senza fiato: l’erba verde le ricordava il suo mare, lasciato nella città natia anni prima. Ad un tratto l’odore del grano la avvolse e si accorse che le gocce di rugiada appoggiate sui fiori sembravano lacrime versate al cielo dalla terra. Fece un respiro profondo e notò che il sole non era ancora sorto da dietro le montagne, ma avvolgeva la valle di una dolcissima penombra e i suoi pensieri presero il volo: da quando era bambina non era mai riuscita  a vivere fino in fondo e, solo una brutta esperienza, le aveva fatto capire quanto fosse importante farlo; pensò alle sue passioni, a tutto ciò che la faceva stare bene e per una volta si sentì felice.
Decise di riprendere la strada verso casa, dal ruscello un cavallo le venne incontro, lei si fermò ad ammirare il suo manto bianco e l’animale si fermò,tendendole il collo: il suo crine lungo e morbido, gli occhioni dolci e il suo sbuffare convinsero Molly ad accarezzarlo, ma il cavallo poco dopo, fece un inchino e se ne andò, lasciando la ragazza sul ciglio del sentiero a consolarsi con l’acqua fredda e tersa che sgorgava dalla fonte naturale.
Il sole iniziò a filtrare dalla nebbia, il giorno prendeva pian piano forma, un altro pezzo di settembre se ne volava via, le ferie erano finite definitamente. Si strinse la giacca e si annodò la sciarpa, un utlimo sguardo agli alberi che si tingevano di rosso e di arancio e salutò il nuovo giorno bello e possente come sempre….

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 Quante gocce di rugiada intorno a me,
cerco il sole ma non c’è…
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l’odore della terra odor di grano,
sale adagio verso me.
e la vita nel mio petto batte piano,
respira la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno a ancor piú in là,
sembra quasi un mera l’erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda…
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo como me:
faccio un passo, lui mi vede, è già
fuggito…
Respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so
sono como, un uomo in cerca di se stesso
no, cosa sono adesso non lo so
sono solo, solo il suono del mio passo…
Ma intanto il sole tra la nebbia filtra già:
il giorno come sempre sarà.
Aria tersa d’un settembre che pare senza fine
aria già fredda
acqua già fredda…
intorno irrepetibili colori e silenzi
e foglie cadute e cadute
e nubi bige a rimpiettino
e il mio rabbrividire…
ia giacca stretta al petto…
un sapore di uva…
e dita attaccatticca…
e il giorno
come vai bello
come sempre possente:
Come sempre….

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