Masterpieces from all times part 95: Emiliana Torrini – Love in the time of science – 1999

di Redazione, pubblicato il 20 Gennaio 2026

Continuiamo la nostra serie di podcast di album fondamentali della storia del rock, e per questa nuova puntata parliamo di una figura atipica e affascinante nella storia della musica rock e pop alternativa europea: un’artista che ha sempre abitato le zone di confine, tra rock, elettronica, folk, trip-hop e canzone d’autore, mantenendo una forte identità personale e una notevole libertà creativa. Si tratta di Emiliana Torrini, artista islandese (da parte di madre, mentre il padre è chiaramente italiano). Questa doppia appartenenza culturale è fondamentale per comprendere la sua musica: da un lato la tradizione nordica, introspettiva e minimale, dall’altro una sensibilità melodica e narrativa più mediterranea.

Cresce artisticamente nella scena islandese degli anni ’90, un ambiente estremamente fertile che include artisti come Björk, Sigur Rós e Múm. Proprio come Björk, Emilíana viene spesso associata a una forma di “art pop” nordico, ma il suo approccio è più intimo, fragile e narrativo. Dopo un primo album cantato in islandese (Spoon, 1994), l’autrice islandese si affaccia al panorama internazionale alla fine degli anni ’90, collaborando anche come autrice (tra cui il brano Isobel di Björk). Il vero salto avviene però con questo album, il suo capolavoro, dal titolo Love in the Time of Science, pubblicato nel 1999 dalla label che era stata prima dei Sugarcubes e poi di Bjork, la One Little Indian.

Il titolo dell’album è un chiaro riferimento a L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Márquez. Torrini sostituisce il colera con la scienza, suggerendo una riflessione sull’amore nell’era della razionalità, della tecnologia e dell’alienazione moderna. L’album è caratterizzato da beat elettronici minimali, bassi profondi e sensuali, chitarre rarefatte, atmosfere notturne e produzione che mescola trip-hop, downtempo e ambient pop. I brani diventati dei classici dell’artista sono senz’altro l’iniziale e malinconico To be free, l’ipnotico, sensuale e inquietante Unemployed in summertime  e il rassicurante Today has been ok. All’album hanno partecipato Roland Orzabal  e Alan Griffiths (entrambi dai Tears for Fears, produttori, chitarristi e tastieristi), Mark O’Donoughue (più o meno con i compiti dei primi due a parte la produzione ma padrone del mixing), i batteristi e percussionisti Siggi Baldursson e Clive Deamer, Eg White (si è occupato del programming) e Jóhann G. Jóhannsson (pluristrumentista e coautore del brano Telepathy).

Buon ascolto.

emiliana torrini
emiliana torrini