Nico, 1988 – a film by Susanna Nicchiarelli – recensione

di Diego Curcio, pubblicato il 4 febbraio 2018

Ma lo sapete che a me, invece, Nico, 1988 è piaciuto? E sottolineo l’avverbio “invece” perché negli ultimi giorni ho letto parecchi giudizi negativi su questo film (salvo poi scoprire – dopo la mia esternazione su Facebook – che qualcuno che la pensa come me esiste, eccome).

Ma al di là delle affinità e divergenze fra i compagni del giro punk e noi (inteso come gruppo di spettatori soddisfatti) uno dei vari pregi di “Nico, 1988” – regia di Susanna Nicchiarelli e con Trine Dyrholm nei panni della protagonista – è soprattutto l’idea che sta dietro questa produzione italo-belga e cioè raccontare un’icona della musica, ma anche della cultura pop (nel senso più artistico del termine), in uno suoi periodi meno glamour e più difficili: la decadenza e la morte improvvisa. Il film, infatti, parla degli ultimi due anni di vita di Nico, dal 1986 al 1988, quando l’ex femme fatale dei Velvet Underground era costretta a sbarcare il lunario imbarcandosi in tour europei scalcinati, tentava di riallacciare un rapporto difficile con il figlio e si faceva regolarmente di eroina.

nico

nico

Non c’è traccia (tranne che in fugaci e lisergici flash back) della bellezza teutonica che aveva incantato la Factory di Wahrol e un giovane Iggy Pop, che con Nico aveva avuto una travolgente relazione ai tempi di “Fun house” provocando scazzi enormi all’interno della band; la protagonista di questo film è una donna di quasi 50 anni (anche se al mezzo secolo Christa Paffgen non arriverà mai per una manciata di mesi) che pare piuttosto infastidita da quell’immagine da sex symbol con cui tutti la identificano.

Non ha paura dell’età che avanza e dei chili di troppo. E deve lottare ogni giorno con i fantasmi di un’esistenza tormentata. Insomma: chi va a vedere il film su Nico per vedere un film sui Velvet Underground lasci perdere e resti a casa ad ascoltare il disco con la banana in copertina. Gli altri, magari i fan di “The Marble index”, “Chelsea girl” e del resto della sua obliqua e spiazzante produzione solista si accomodino pure in poltrona. “Nico, 1988”, lungi dall’essere un capolavoro, è un film semplice, ma al tempo stesso intenso.

E’ costruito più su un collage di momenti – magari non sempre a fuoco come quelli che raccontano le tappe del tour in Italia (purtroppo non si parla della sua esibizione genovese) – che su una trama lineare. E questo, per me, è un altro punto di forza. La musica c’è; si sente ed è – scusate la banalità – catartica e dirompente. Trine Dyrholm è una Nico incasinata e ingestibile, insoddisfatta e magnetica. Forse non del tutto aderente alla realtà (perché a quanto pare Nico era una figura ancora più contraddittoria e indecifrabile di quanto venga descritta qui). Ma è comunque molto credibile.

Certo, nel film ci sono alcune scelte un po’ particolari che non sempre risultano condivisibili, come il fatto che l’attore che interpreta Dome La Muerte dei Not Moving (ma anche dei CCM) abbia inspiegabilmente la barba. Ma si tratta di dettagli, dai. Cose che notano solo i nerd del punk; tanto più che in una bella intervista sul film, lo stesso Dome appare divertito e soddisfatto di come sia stata racconta la sua parte nella vicenda (anche perché il suo personaggio riveste davvero un bel ruolo nell’economia della storia). Ma non voglio fare il solito sbrodolone e mi fermo qui. E l’unica cosa che mi sento di dire è che, a mio modestissimo parare, “Nico, 1988” vale i soldi del biglietto.

Se proprio devo trovare un difetto a questo film direi che gli spettatori che non conoscono – almeno superficialmente – la storia della protagonista potrebbero non comprendere appieno la vicenda (per esempio che Nico muoia non è così immediato e se uno non lo sa, magari neppure se ne accorge).

 (clicca qui per leggere l’articolo originale, su http://huskercore.blogspot.it/)

trine dyrholm

trine dyrholm nel film è nico

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