Christophe Delbrouck – Weather Report. La storia elettrica – recensione

di Roberto Giannini, pubblicato il 24 agosto 2018

Straordinario volume,  pubblicato oramai sette anni fa nell’edizione italiana dalla collana Nuovi Equilibri di Stampa Alternativa e scritto dal biografo e musicista bretone Christophe Delbrouck, Weather Report. La storia elettrica è una delle opere più complete inerenti la straordinaria band di Joe Zawinul e Wayne Shorter.

Si parte da lontano, con il primo, nato da famiglia operaia con origini ungheresi, ceche e rom, che lascia Vienna molto giovane per approdare in poco tempo alla corte di Cannonball Adderley, con il quale non si limita ad eseguire compiti prestabiliti ma anche a comporre vere e proprie pietre miliari nella produzione del sassofonista americano quali Scotch and Water e Mercy, Mercy, Mercy.

joe zawinul e cannonball adderley

joe zawinul con cannonball adderley

Il secondo, invece, americano al 100% (nonostante le origini afro cubane), fin dalla seconda metà degli anni ’50 è protagonista nei Jazz Messengers del batterista Art Blakey, oltre a comporre ed incidere i primi album a nome proprio.

wayne shorter freddy hubbard e art blakey

wayne shorter con freddy hubbard e art blakey

I due si incrociano varie volte, prima di ritrovarsi entrambi alla corte di Miles Davis verso la fine dei ’60  per i capolavori della svolta elettrica, In a silent way (la cui title track di una ventina di minuti è composta proprio da Zawinul) e Bitches brew, gli album che fecero gridare allo scandalo i puristi del jazz e che aprirono i confini, fino a quel momento blindati ed inaccessibili, per un avvicinamento del jazz nei confronti del pubblico del rock.

Da quel momento il duo Zawinul/Shorter divernterà inossidabile, e darà via, insieme allo straordinario contrabbassista Miroslav Vitous, alla prima incarnazione dei Weather Report, che strabilierà critica e pubblico con la pubblicazione di due album (il primo, omonimo, e il secondo I sing the body electric), inventando un genere definito maldestramente fusion, un caleidoscopio comprendente elementi di jazz, rock, folk, avanguardia, world music (termine che più avanti sarà inflazionato, ma che va ricondotto originariamente proprio alle intuizioni di Zawinul e Shorter).

weather report

weather report

Da quel momento una serie di musicisti straordinari hanno gravitato nella line up della band (soprattutto batteristi e percussionisti del calibro di Alphonse Mouzon, Airto Moreira, Eric Gravatt, Dom Um Romão, Ishmael Wilburn, Alex Acuña, ma anche il bassista Alphonso Johnson) che ha continuato a produrre capolavori a raffica fino alla seconda metà degli anni ’70, più precisamente fino all’ingresso nella band di quello che è stato sicuramente il più grande bassista della storia, il mitico Jaco Pastorius. Con Jaco la band svolta in altre direzioni, molto spesso dettate dallo smisurato talento e dalla personalità dell’ultimo arrivato, destinato ad una parabola ascendente che presto però lo porterà ad ogni tipo di eccesso, sia sul palco che fuori (il paragone e le similitudini con Jimi Hendrix li ho sempre trovati appropriati). Con Pastorius i Weather Report incideranno dischi epocali quali Black market, Heavy weather e Night passage, altre pietre miliari della discografia della band

weather report con jaco pastorius

weather report con jaco pastorius

Cacciato a malincuore Pastorius (per Zawinul come un figlio), la band, dopo aver passato una periodo di crisi nel quale è stata molto vicino allo scioglimento, si riorganizza per una luminosa terza fase, infarcita ancora di dischi bellissimi (Procession, Domino theory e Sportin’ life) e altri musicisti straordinari (il bassista Victor Bailey, che non farà rimpiangere Jaco, il batterista Omar Hakim e il percussionista Mino Cinelu)

weather report ultima fase

weather report ultima fase con omar hakim, victor bailey e mino cinelu

Il volume di Delbrouck descrive minuziosamente ogni fase, ogni azione ed idea di Zawinul e Shorter dalle origini fino alla morte naturale della band, con racconto di aneddoti, stati d’animo, momenti di ispirazione e di crisi (soprattutto personali, perchè artisticamente quasi tutta la discografia è su livelli eccelsi). I dischi sono descritti brano per brano in maniera sublime, anche se a volte alcuni tecnicismi dialettico/musicali non sono semplici da seguire.

Un libro che quando affronta l’analisi degli album conduce il lettore ad un ascolto approfondito dei medesimi; una vera pietra miliare e definitiva sulla storia di una delle band più importanti di sempre.

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