Masterpieces from all times part 101: De La Soul – 3 Feet High and Rising – 1989
Continuiamo la nostra serie di podcast di album fondamentali della storia del rock, e per questa nuova puntata parliamo di una band tra le più influenti della storia dell’hip hop, con un impatto che si estende ben oltre il rap: si tratta dei newyorkesi De La Soul, che hanno cambiato il modo in cui la musica popolare poteva mescolare ironia, campionamenti, psichedelia, jazz, funk e cultura alternativa. Anche se non appartengono propriamente alla storia del rock, hanno avuto un’enorme influenza sulla musica “alternative” degli anni ’90 e sul dialogo tra hip hop e rock indipendente.
La loro storia, che prosegue a tutt’oggi (è dello scorso anno l’album Cabin in the sky) si concentra soprattutto tra il 1989 e i primi anni duemila, con una serie di buoni album, tra i quali il primo, 3 feet high and rising, pubblicato dalla label storica Tommy Boy Records (fondata e gestita dell’illuminato Tom Silverman), ma anche De La Soul is Dead del 1991, Buhloone Mindstate del 1993 e Stakes Is High del 1996 sono album notevoli. I tre membri storici della band sono Kelvin Mercer (Posdnuos o Pos), David Jolicoeur e Vincent Mason. Il produttore fondamentale del loro suono fu anche Prince Paul, spesso considerato il quarto membro creativo del progetto. Prima dei De La Soul, il rap aveva già innovatori enormi come Run-D.M.C., Public Enemy ed Eric B. & Rakim, ma i De La Soul introdussero caratteristiche innovative per l’epoca: abiti colorati, humour surreale, riferimenti hippie, testi introspettivi e collage sonori pieni di campionamenti improbabili. Il che li ha fatti etichettare quali hippie rap, definizione che loro stessi finirono per detestare.
Le caratteristiche che hanno permesso questo album a diventare un classico sono la sua costruzione come un enorme collage sonoro, con decine di sample provenienti da funk, soul, rock psichedelico, musica per bambini, pubblicità e persino corsi di lingua. Questa libertà creativa era possibile prima che le cause legali sui sample diventassero molto più restrittive. Mentre il rap stava diventando sempre più duro e competitivo, i De La Soul proposero un immaginario colorato, floreale, ironico e surreale, legato al concetto della D.A.I.S.Y. Age (“Da Inner Sound, Y’All”). Skit, quiz radiofonici, intermezzi assurdi e umorismo diventano parte integrante dell’album, che ha quali brani più significativi The magic number, probabilmente il manifesto artistico del gruppo, Me myself and I (il loro singolo più famoso), Eye know (una delle canzoni più amate dai fans), Potholes in my lawn (esempio perfetto del loro umorismo surreale) e la favola musicale dal titolo Trad water.
Buon ascolto.









