Recensione album: Acinideva – Acinideva – 2014

di Roberto Giannini, pubblicato il 9 Aprile 2014

Acinideva – Acinideva – 2014 – (autoproduzione)

by Paolo Alessi

Hanno il culto di ricreare una via : “senza dei e fuori dall’eden”.. (Eva). Se io vi dicessi: ”non esiste più quella “generazione d’ ansia!” alternativa, rimane un analisi di mercato “letterario italiano”. Loro come molti altri rifugiati, sono in attesa di un “coito utile”; cosa esiste e cosia sia superfluo , nel congiungere il noise rock degli anni ’00 , in un salottino vaccinato della canzone (strofa-verso-strofa-ritornello); se i Marlene Kuntz fossero l’ estremo utero, il bel canto “oxfordiano” universale e politico di Alessandro Ottaviani, gli ha scavato le guancie, in un funerale androgino, che inizia a funzionare. Riusciranno a contrastare la stagione che ammazzò il concetto stesso di “ballads” ?, la quale si è tappata le orecchie dal vocabolario catartico e incorruttibile di Cristiano Godano , ed ha sotterrato Nick Cave in una luce per noi lontana ma non antiquata, della no-wave. Collocarsi in un sound è sempre una sicurezza, un pulito “liliaceo”, un distorto che sa di vino e miele. Alessandro è un urlatore silenzioso forse un po meno suicida di Luigi Tenco . Ma se :..”l’ inganno chiama l’ inganno…” gli Acini lasciano un ricordo di prestigio “pop” senza inganni . Una scelta è una questione , un tribunale di intenti, come un onomatopea riesca a rappresentare un interno girone dantesco :  forse le altre band del nostro territorio si sottomettono troppo nell’impoverire la metrica, la quale secondo loro è una vera propria indagine fruttifera della nostra antropologia . Alessandro dimostra un ampio raggio di perturbazione della musicalità di un testo. Ma a volte l’ autocensura è un biglietto da visita: ”se uccido qualcuno lo faccio in Norvegia” (norwegian suite). Il brano si riferisce ad una strage neo nazista ad un congresso progressista- un fatto di cronaca estera che ha trovato la sua condanna nel sistema di giustizia stesso,…”72 croci per soltanto 21 anni di carcere”, una strage senza una pena adeguata , riporta gli Acini come ad una condizione scabiosa di sete per la giustizia, equiparandola alla situazione del nostro paese, come se noi liberi cittadini fossimo gli” ergastolani in uno stato omicida”. La band riesce sempre più a distaccarsi dalle atmosfere languide e masturbatorie dei loro progenitori bergasmaschi, ne rimane il sapore cantilenato e quasi beatnick , meno piagnoso e autoreferenziale, basato non su concetti che speculano l ‘idea dell’ amore non ricevuto. Le linee vocali sono le tematiche stesse, non così visionarie e barocche da potersi confondere. Pubblicano il singolo “arbeit macht frei” nel giorno della memoria dell’olocausto. Pronunciano la loro definitiva aberrazione verso il genere umano… si ipotizza un nuovo diluvio universale, l’ unica specie a non avere accesso all’arca della salvezza, siamo appunto noi.

Track list:

1. Eva

2. L’inganno

3. Istantanee

4. Arbeit macht frei

5. Polvere di star

6. Fuochi fatui

7. Prima del bacio (tra Paolo e Francesca)

8. O2

9. Il cantico dei cantici

10. Norwegian suite

Promo del brano L’inganno

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Promo del brano Norwegian suite

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Promo del brano Eva

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