Arrington De Dionyso, Cinemino ad Astra, Genova, 5 maggio 2026 – recensione

di Roberto Giannini, pubblicato il 19 Maggio 2026

Recensione di Roberto Giannini. Foto di Giulio Oliveri

 

Innanzitutto un sincero ringraziamento a Disorderdrama e a Matteo Casari che da oltre venticinque anni, tra mille difficoltà di vario genere e cambi di locations onde operare, continua imperterrito a proporre eventi molto spesso originali e sempre di altissimo livello.

Evento decisamente originale è stato quello andato in scena al Cinemino ad Astra il 5 maggio scorso, con protagonista una delle menti più fervide fin dall’inizio degli anni novanta sia in contesti solisti che con band all’avanguardia quali gli Old Time Relijun e Malaikat Dan Singa. Si tratta ovviamente di Arrington De Dionyso, che si è presentato al Cinemino provvisto di un sax sopranino (con alcune modifiche), un flauto del genere non identificato, un paio di contenitori in alluminio (uno dei quali a coprirgli la faccia durante la prima parte della performance), una serie di campanelle e campanacci legati a mo’ di cintura che hanno scandito un ossessionante ritmo in quarti praticamente per tutto il concerto (o meglio, performance).

arrington2
arrington de dionyso

Come spoileratomi in privato primo dell’inizio dell’esibizione, il vocalist, anche clarinettista, sassofonista, sciamano, viaggiatore instancabile, ricercatore del suono, pittore, disegnatore e artista a 360 gradi, non ha eseguito una vera e propria set list proveniente da chissà quale dei suoi lavori, bensì un’improvvisazione, durata circa 45 minuti durante la quale ha espresso al massimo il suo notevole potenziale sonoro in tutti gli ambiti sopra descritti.

La prima parte della performance è dedicata allo sperimentalismo vocale, ed è soprattutto in questo contesto che l’artista statunitense (chigagoiano di nascita e presto trasferitosi a Washington) lascia a bocca aperta i numerosi presenti, ammaliati da stregonerie vocali a metà tra gli sperimentalismi del Demetrio Stratos solista (diplofonie e flautofonie, ma anche altre tecniche della tradizione mongola e/o l’ubuhuha delle donne del Burundi utilizzate soprattutto durante i funerali) e gli ululati ringhiosi e gutturali di Captain Beefheart (altro nume tutelare di De Dionyso, soprattutto in ambito Old Time Relijun).

arrington4

La seconda parte, quella maggiormente “suonata”, vede Arrington alle prese con gli strumenti a fiato sopra menzionati, spaziando tra prodromi no wave (in particolare il sassofono torturato alla James Chance) e free jazz più canonico (per quanto possa esserlo il free jazz) nel quale dimostra di aver appreso assai bene la lezione di Albert Ayler ed Ornette Coleman. Il tutto sempre con un’attitudine e uno spirito anarco punk in stile Chrome.

arrington3

La performance è stata coadiuvata da una serie di disegni animati ad opera dello stesso autore. In vendita in sala anche una t-shirt a tema esorcistico (tema conduttore di tutta la performance) che potete gustarvi qui sotto (e per la quale non farete fatica a individuare l’esorcizzato…).

In ogni caso possiamo senza alcun dubbio affermare che quella di Arrington De Dionyso al Cinemino ad Astra è stata la performance che in questi quasi 25 anni di esistenza dell’associazione Metrodora si è avvicinata maggiormente alla forma artistica di quello che rimarrà sempre il nostro nume tutelare, nonchè guida spirituale, vale a dire Demetrio Stratos.

la t-shirt disegnata dall’artista