Ronin al teatro Altrove – 26 -11- 2014

di Roberto Giannini, pubblicato il 26 Novembre 2014

Due dischi nuovi da presentare di due progetti che siamo ben felici di poter ospitare: i milanesi Ronin di Bruno Dorella degli Ovo e i genovesi The Big White Rabbit di Max Sobrero. Ritmiche desertiche, schitarrate morriconiane, musica popolare e colonne sonore cinematografiche come filo conduttore dei due live.

Ronin
(Tannen – Milano ITA)
musica popolare cinematografica

info: Quando i Ronin annunciano un nuovo disco c’è sempre bisogno di un “previously on…”, come si trattasse di una serie tv. E infatti, prima di immergersi nel loro quinto album, si deve fare un passo indietro: eravamo rimasti allo splendido “Fenice”, cui era seguito un tour monstre tra l’Italia e l’Europa, così lungo, serrato e stremante da lasciare svariati pezzi per strada, con l’eccezione del deus ex machina e titolare del progetto Bruno Dorella. Ma nessuna catastrofe, perché fa parte dello spirito dei Ronin il reinventarsi continuamente, come un samurai senza padrone, come pirati e gentiluomini che oggi ci sono, domani chissà. Ci vuole ben altro a fermare Dorella, che tra OvO, Bachi da Pietra e Ronin (appunto) è sempre più un totem tra gli indipendenti italiani: si è preso il tempo necessario per scegliersi dei nuovi coprotagonisti, strumento per strumento, e ora (ri)comincia con Diego Pasini (Action Men e Cacao) al basso, Matteo Sideri (Ex Above The Tree And The E-Side) alla batteria e Cristian Naldi (Fulkanelli) alla chitarra, una formazione giovane ma già potentissima, nell’attitudine come nella tecnica musicale. Con queste premesse è nato “Adagio Furioso”, un titolo più che mai rappresentativo ed evocativo nell’unire i sentimenti contrastanti che da sempre costituiscono l’anima di Dorella e dei Ronin, la tradizione classica e melodica con l’urgenza espressiva del punk, le carezze con le sferzate. Sentimenti che si manifestano tutti nella lunghissima “La Cinese”, che apre il disco e che acquista epicità e spessore con gli archi di Nicola Manzan, mentre le tre successive “Ravenna”, “Gilgamesh” (con il flauto di Claudia Muratori) e “Caligula” danno un saggio delle diverse velocità in cui questi rinnovati Ronin amano tessere le proprie trame sonore, che partono dalle sei corde di Dorella ma che prendono tangenti differenti, si immergono, diventano giochi, si appoggiano sul basso o sui tantissimi colpi di batteria, rimangono nude o si stratificano fino alla saturazione. “Far Out” divide a metà il disco, ed è l’unico episodio cantato: Francesca Amati torna a collaborare con i Ronin prestando la propria voce e, insieme a Glauco Salvo (ovvero l’altra metà dei Comaneci) e all’ex Nicola Ratti, contribuisce a dare liquidità e respiro al pezzo; quasi un paradosso, visto che è l’unico brano suonato in sette. La traccia che dà il nome all’album, a cui ha contribuito Matt Howden (in arte Sieben) con il suo violino, è cadenzata e complessa, a volte sembra chiudersi su se stessa a volte si apre improvvisamente, mentre “Catfish” all’apparenza è più lineare ma nasconde giochi percussivi delicatissimi e chitarre che si arrampicano le une sulle altre. Idem per la nervosa “Preacher Man”, che sfoggia degli inserti quasi rock. Serra le fila “Ex”, inizialmente più dilatata e maggiormente nei canoni che hanno reso lo stile dei Ronin inconfondibile, subito prima di impazzire ed esplodere per un finale di disco da togliere il fiato. Il tutto è stato preso e portato a Londra da Tommaso Colliva (Calibro 35, Muse), che ha mixato “Adagio Furioso” giocando sull’immaginario dei Ronin e restituendo un disco che è dolcemente macabro, eroicamente perdente, epicamente morbido. Esattamente come sono i Ronin, che nonostante gli anni e gli avvicendamenti hanno un’identità granitica, uno stile multiforme ma sempre riconoscibile, che si sviluppa come i movimenti della musica classica ma che strizza l’occhio alla Londra del 1975. E con “Adagio Furioso” lo dimostrano dal primo all’ultimo secondo.

The Big White Rabbit
(Black Light District – Genova ITA)
rock desertico tra waits e bowie

info: Slaughterhouse e` costruito come un concept , cercando pero` di evitare lo stile monocorde spesso tipico di quel tipo di produzioni. Il concetto su cui si basa il lavoro e` subito chiarito dalla copertina:le ferite che ognuno di noi porta dentro di se , alcune inflitte dagli altri alcune della vita stessa, altre semplicemente auto inflitte.E` un disco che almeno a livello concettuale si avvicina alla cultura dark/nichilista, mentre a livello musicale risente dell`influenza di Nick Cave, Pixies, Tom Waits, Gun Club. Dal vivo la one man band si trasforma in un quartetto composto da volti noti della scena rock indipendente di Genova.

 

Giovedì 27 novembre 2014 h2130
Teatro Altrove
Piazzetta Cambiaso 1 (Ge)
da Via Garibaldi prendere Vico Angeli (angolo Palazzo Rosso) e scendere fino a che non si incontra il teatro!

Apertura h2130 Fine concerto h2300

Ingresso 8€ / Ridotto per soci DisorderDrama/Belleville/Lab.ProbabileBellamy/Narramondo 6€

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