SUEDE, Fabrique, Milano, 27 marzo 2026 – recensione

di Redazione, pubblicato il 2 Aprile 2026

Recensione e foto di Guido Ferrero
 
Bastano poco più di tre minuti, la durata di She, pezzo di apertura dell’attesissimo concerto degli Suede al Fabrique di Milano. Poco più di tre minuti, e la quarta parete è andata bellamente a farsi benedire.
Brett Anderson in tre minuti si è preso Milano e per i novanta successivi non l’ha più mollata, guidandola da maestro in un percorso della memoria che è risultato più festoso che nostalgico.
Più che un concerto, è stata una catarsi. 
 
Per Anderson, che lotta con la tosse e scende sistematicamente a cantare in mezzo alla gente. E per il pubblico che lo accompagna e lo sostiene in uno scambio di energia continuo e incredibilmente benefico per entrambi.
La setlist della data milanese è decisamente anomala per un tour che dovrebbe sostenere il nuovo, ottimo, album della band londinese.
Da Antidepressants, Anderson e compagni pescano la sola June Rain
La parte del leone la fa Coming Up, con ben sei pezzi in scaletta, seguito dall’album di esordio con quattro brani.  Da Dog Man Star, le due ballad Two of Us e The Wild Ones.
 
suede

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L’inizio dello show è sfolgorante. 
Dopo She, tocca a Trash, urlata a squarciagola da tutto il Fabrique, poi Animal Nitrate e The Drowners riportano le lancette indietro di un trentennio.
Si, perchè sembra ieri, ma sono passati ben 31 anni da quando vidi gli Suede all’Auditorium Flog di Firenze.
La band è potente, con Mat Osman e Simon Gilbert a sostenere la parte ritmica, l’ottimo Neil Codling a costruire le trame armoniche su cui Richard Oakes appoggia con maestria la sua chitarra. 
Proprio Oakes merita per me una menzione particolare: 31 anni fa era un diciannovenne appena arrivato a sostituire il genio Bernard Butler, da allora il suo ruolo nella band è diventato assolutamente centrale e imprescindibile.
In una scaletta prevalentemente elettrica, c’è spazio per tre momenti acustici: She’s in Fashion, dedicata a Milano capitale della moda, e le due già citate ballad dal secondo album della band.
Il finale è lasciato alla sequenza butleriana So Young/Metal Mickey, al “la-la-la” di The Beautiful Ones, con un sudatissimo Brett Anderson letteralmente sommerso dall’abbraccio dei presenti, e da Saturday Night, urlata in coro da tutti.
È stata una gran bella serata, guidata da un maestro di cerimonie che si conferma per distacco il miglior frontman della generazione Britpop.
 
suede milano 3

brett anderson