-(16)-, Circolo Arci Trinità, Genova, 4 maggio 2026 – recensione
Metti un lunedì di inizio maggio a Genova. Metti che un Circolo Arci ha intercettato un gruppo californiano che dal 1992 porta il suo vigoroso suono sludge per il mondo. Metti che nel 1993, per qualche oscuro motivo, arrivò sugli scaffali di un minuscolo negozio di Genova che ora non esiste più il loro primo album, Curves That Kick con la sua inquietante copertina. Metti che il proprietario del suddetto negozio mi disse (come faceva per qualsiasi disco non sapesse inquadrare nei canoni a lui più conosciuti di punk, metal, garage e ska): “Questo è per te!”. Metti che avessi risparmiato qualche lira e mi lasciai convincere e messo il CD nel lettore me ne innamorai.

Ecco, viste tutte queste premesse, mi sono visto per la prima volta dal vivo i -(16)-, finalmente. E per fortuna tutte le caselle sono arrivate nell’ordine giusto, perché la band del vocalist e chitarrista Bobby Ferry (gli altri membri sono il chitarrista Alex Shuster, il batterista Dion Thurman e il bassista Barney Firks, ndr.) è ancora in grandissima forma. Il loro suono è granitico e ben equilibrato. Ortodossamente fedeli alle proprie origini, il quartetto di San Diego ha incalzato il pubblico con un muro di grande impatto, monolitico e maestoso.
Un set tecnicamente impeccabile, con il bis finale affidato ad una cover fuori registro, Tragedy dei Bee Gees. Due anni fa, al Festival delle Periferie, i Tropical Fuck Storm chiusero con Stayin’ Alive e la domanda sorge spontanea: non è che le band hanno capito che una cover terribile dei fratelli Gibb consente di evitare ulteriori bis?.










