Metrodora’s Fireplace Session: Michel Doneda + Tommaso Rolando + 40 anni di Black Celebration in Villa Rossi – recensione

di Redazione, pubblicato il 22 Marzo 2026

Recensione di Roberto Giannini – foto di Dorian Deminstrel e Alberto Canale
 
Inaugurata nei giorni scorsi la Sala Camino al primo piano di Villa Rossi, recentemente sistemata dai volontari dell’associazione culturale Metrodora e adibita ad eventi e concerti riservati agli associati. Una due giorni inaugurale che è partita martedi 17 marzo con la celebrazione di uno degli album fondamentali degli anni ’80 e di tutta la storia del nostro amato rock, giusto il giorno del 40mo compleanno della pubblicazione del lodato Black celebration dei Depeche Mode
 
Preceduta da un dj cultural set (dj set con proiezione di slide informative con nome dell’artista/band, titolo del brano, anno di pubblicazione e titolo dell’album + copertina dello stesso) a tema (brani del periodo 1978/1988 circa) proposto dal sottoscritto, la prima parte della celebrazione, curata ed esposta integralmente dal nostro presidente, Alessandro Zito (coadiuvato in regia dal sempre ottimo Gabriele Coppo), ha riguardato la genesi della band di Dave Gahan, Martin Gore ed Andrew Fletcher: gli inizi con Vince Clarke (importantissimo nella fase iniziale ma fuoriuscito subito dopo la pubblicazione del primo album per fondare gli Yazoo con Alison Moyet), le influenze musicali dei membri fondatori (molto belli i video proiettati dell’esibizione dei Tubeway Army di Gary Numan e degli Orchestral Manouvres in the Dark), le prime esibizioni live della band e l’evoluzione del loro suono attraverso gli album del periodo 1982-1984 (vale a dire A broken flame, Construction time again e Some great reward), per poi passare, dopo una pausa, all’analisi (quasi) track by track dell’album celebrato. Tante le chicche raccolte e raccontate dal relatore (tra le quali l’ascolto separato di tutte le field recordings che stratificano uno dei brani capolavoro dell’album, Stripped), che più volte ha evidenziato l’importanza (anche dal punto di vista manageriale) del sostituto di Bell, Alan Wilder,  e che ha accompagnato brillantemente i non pochi presenti (tra i quali alcuni/e fans della band di Basildon) nel corso delle circa due ore, concluse con una breve analisi degli album immediatamente successivi e della svolta stilistica che porterà successivamente la band alla fama a livello planetario.  
 
 
black celebration in villa

Molto diversa la serata di giovedi 19 marzo, la prima dedicata ad un live della Sala Camino (anche se nel lontano 2004 la stessa aveva ospitato alcune esibizioni elettroniche nel contesto di un’unica irripetibile rassegna targata Metrodora/Sodapop/Fludd intitolata  Corpo elettrico), vale a dire quella di un duo sperimentale composto dal sassofonista francese Michel Doneda, personaggio notevole nel mondo della musica improvvisata “colta” (una trentina gli album pubblicati dal 1985, e collaborazioni prestigiose con gente del calibro di John Zorn e Lol Coxhill),  e dal nostro Tommaso Rolando, uno dei maggiori interpreti anche a livello internazionale di basso elettrico, contrabbasso e marchingegni vari legati a questo strumento, nonchè fondatore e deus ex machina della Torto Records, una delle realtà discografiche più apprezzate in ambito avantgarde/free improvisations.  

michel doneda

michel doneda

Doneda e Rolando hanno letteralmente incantato il pubblico presente (anche quello meno avvezzo a certi tipi di sonorità) con una performance di circa tre quarti d’ora, durante la quale il francese si è alternato tra sax soprano e sopranino, un incredibile sequenza di frammenti sonori per i quali il respiro si erge da protagonista, laddove manierismo e tecnica fine a se stessa lasciano il posto all’essenziale e alla sottrazione sonora, dove tratti nervosi, spigolosi ed imprevedibili si alternano a silenzi e note tirate a perdifiato, dove fruscii e cigolii sconfinano in brevi mantra sciamanici zen. Il degno compare Rolando non è da meno: perfettamente funzionale agli ideogrammi sonori di Doneda amoreggia (e a tratti tortura) con il suo contrabbasso sia con le dita che con l’archetto, sperimentandone ogni tipo di sonorità (dalle note avvolgenti e profonde tipiche dello strumento, soprattutto in chiave jazzistica, a quelle più sgraziate e distubanti con le corde ricoperte di carta stagnola), fornrndo spesso supporto percussionistico agli istrionismi del musicista francese.

tommaso rolando

tommaso rolando

Un’altra bella serata, favorita dalla splendida acustica che la Sala Camino con le sue peculiarità ha offerto, confermandosi assolutamente adatta per questo tipo di performance. 

Sicuri che la doppia serata sia stata gradita dal pubblico presente, sicuramente possiamo anticipare che le serate inaugurali all’interno di Villa Rossi sono solo le prime speriamo di una lunga serie.