Kruder & Dorfmeister, 11 luglio 2026 – UlisseFest – Piazza delle Feste, Genova – recensione
Si è chiusa con un grande successo di pubblico la nona edizione dell’Ulisse Fest, festival itinerante sponsorizzato dalla famosa guida turistica Lonely Planet, che nelle passate edizioni aveva toccato le città di Bergamo, Rimini, Ancona (le precedenti tre) e Pesaro. Evento gratuito con prenotazione obbligatoria che in questa edizione genovese ha ospitato una ventina di nomi illustri (tra giornalisti, scrittori, teatrali e musicisti) tra i quali, per quel che riguarda l’utenza vicina a Metrodora, i più significativi sono stati Seckou Keita, Julian Marley, Micah P. Hinson (che ha inaugurato un format suggestivo suonando alle 5.30 del mattino) e, soprattutto (per quel che mi riguarda) l’atteso dj set di due fuoriclasse quali i viennesi Peter Kruder e Richard Dorfmeister, tornati in consolle insieme quest’anno per celebrare l’anniversario dell’album capolavoro della serie DJ-Kicks, manifesto sonoro del duo che poi ha replicato un paio di anni dopo con il mastodontico The K & D Sessions, quadruplo vinile che raccoglie la maggior parte delle produzioni del duo e i loro principali remix.
L’apertura è toccata al dj di Radio Capital Alex Paletta, che ha ammaliato con un ottimo dj set che potremmo definire world music set, mescolando afrobeat ed elettronica scandinava, suoni del maghreb e tropicalia centroamericana, facendo ballare un pubblico ancora non troppo numeroso ma piuttosto scatenato.

Alle ore 22 in punto ecco entrare in scena il duo viennese, tra il delirio del pubblico che a questo punto riempe il piazzale (l’ingresso era limitato a non più di cinquecento persone circa) e inizia a scatenarsi con le sonorità drum and bass, jungle, downtempo e breakbeats, con qualche accenno dub. Difficile carpire la setlist, sicuramente dal celebrato DJ Kicks ho riconosciuto solo il remix di Spellbound (del compianto Jamie Giltrap, meglio conosciuto come Tango) e la Shaolin Satellite dei Thievery Corporation, mentre nulla è stato estratto dalle leggendarie K & D sessions; proposta sicuramente la Ain’t no sunshine di Bill Withers (Lido remix) e, tra le due ore di sonorità senza pausa a bpm elevatissimi, accenni ai Radiohead di Everything in its right place, a qualche rallenty alla Fatboy Slim, e la grande chiusura (alle 0.00 spaccate hanno dovuto staccare) con un pauroso remix di Smack my bitch up dei Prodigy, con la quale i maestri hanno mandato tutti a casa striscianti (impossibile non ballare, anche per i più refrattari) e soddisfatti. Il più attivo sul palco è stato senz’altro Peter Kruder (che ricordiamo immenso anche nel progetto Peace Orchestra, prima di una manciata di lavori solisti), mentre Richard Dorfmeister (del quale mi piace ricordare il progetto Tosca insieme a Rupert Huber, una decina di album all’attivo) è parso quello che dei due si è goduto di più la serata…insieme a tutti noi, ovviamente.










