Masterpieces from all times part 57: Fugazi – Repeater – 1990

di Redazione, pubblicato il 12 Gennaio 2024

Continuiamo la nostra serie di podcast di album fondamentali della storia del rock, e per questa nuova puntata parliamo di uno degli album di una band americana (di Washington D.C.), che è stata una delle realtà musicali più rivoluzionarie di fine novecento, che ha praticamente inventato il  post-hardcore traghettando altre band verso il crossover, il post rock e l’emo-core che di lì a poco diventeranno stili che caratterizzeranno il decennio dei novanta: si tratta dei Fugazi, band nata dalle ceneri dei Minor Threat; ciò che ha contraddistinto i Fugazi è stata la loro etica do-it-yourself, che si rifletteva nella gestione indipendente della loro musica e delle loro performance dal vivo. La band era nota per mantenere prezzi bassi per i loro concerti e per rifiutare offerte di contratti discografici tradizionali, preferendo distribuire la loro musica attraverso la loro etichetta discografica, la Dischord Records.

L’album generalmente ritenuto loro masterpiece è Repeater, pubblicato nel 1990, caratterizzato da un approccio sperimentale e influenze diverse, combinando elementi di punk, post-punk, hardcore e alternative rock. Le loro canzoni spesso trattavano temi sociali e politici, con testi impegnati e riflessivi. La band, formata dai vocalists e chitarristi Ian MacKaye e Guy Picciotto, il bassista Joe Lally e il batterista Brendan Canty, è una delle più prolifiche e longeve, e oltre all’album in questione possiamo segnalare Steady Diet of Nothing del 1991, In on the Kill Taker del 1993, e The Argument del 2001. La band si è sciolta nel 2003, ma il loro impatto sulla scena musicale indipendente è durato nel tempo, influenzando numerose band successive.

Repeater è stato un album che ha catturato l’attenzione sia della critica che del pubblico, essendo anche la band tra le poche in questo genere che può vantare una tecnica strumentale eccezionale, con strutture spesso complesse, frequenti cambi di tempo, assoli in stile quasi metal e attitudine post-rock; Tra i brani possiamo segnalare l’abrasiva e distorta title track, l’iniziale super dinamica Turnover, la strumentale Brendan #1, e la poliedrica Two Beats Off.

Buon ascolto.

fugazi
fugazi