Recensione pietra miliare: Tim Buckley – Happy sad – 1969

di Roberto Giannini, pubblicato il 10 Febbraio 2014

Tim Bucley – Happy sad – 1969 – (Elektra)

by Fabrizio Gelli

Quest’album pubblicato alla fine degli anni sessanta fu il più venduto della discografia di Tim Buckley. Segna un passaggio importante nella storia compositiva dell’artista americano che, dopo i primi album le cui atmosfere erano apertamente ispirate al folk di Bob Dylan, rende più liberi i propri schemi compositivi, dando pienamente spazio alla sua passione, alla sua dolcezza, alla sua aggressività,  e soprattutto alla sua voce, le cui potenzialità  solo si percepivano nelle prime composizioni. Intraprende un percorso che lo porterà alla stravaganza di Lorca (1970) e all’apoteosi di Starsailor (stesso anno), inizia a trasformare la sua voce in strumento, a liberarsi dalle catene della metrica e della tonalità . Canta su di una base acustica tanto rarefatta quanto ispirata e ricca di spunti, impreziosita da vibrafono e contrabbasso, e dai raffinaticommenti dalla chitarra elettrica di Lee Underwood.

Si parte con Strange fellin , in cui emergono i primi aspetti jazz del repertorio buckleyano, per passare a Buzzin fly, brano assolutamente fluido, leggero, dalle influenze folk, in cui Tim lascia che le proprie melodie scorrano via seguendo percorsi docili e mai banali. Dopo aver vagato spaesati per circa quattro minuti in mezzo alle atmosfere cupe di Love from room 109 at the islander (on Pacific Coast Highway) si incappa in uno dei passaggi più poetici di tutto l’album:“Oh, how could you ever know what I done….”. In Gipsy Woman Buckley cambia registro, urla, soffre, si dimena, innalza la sua voce su un tappeto percussivo che tanto ricorda  I never asked to be your mountain di Goodbye and hello.

Dream Letter fu dedicata a suo figlio Jeffrey Scott (Jeff Buckley, il nome vi dice niente???) che vide una sola volta nella vita, quando lui aveva solo tre anni.

E che dire della conclusiva Sing a song for you, in cui Tim si cimenta in un pezzo dalla struttura piiù convenzionale, ed in cui esce tutta la sua capacità poetica. So let me sing a song for you, just to help your day along, Buckley mette tutto il suo calore vocale a disposizione di una canzone che resterà un gioiello.

In questo sta il segreto di Buckley, nel dare alla voce colore, intensità , profondità , libertà  tuttora uniche nel panorama del rock.

Fu il suo album più venduto: arrivò 81mo nelle classifiche americane!!

Quanto fa male al cuore saperlo cosi incompreso!!

 

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Tracklist:

1. Strange Feelin’

2. Buzzin’ Fly

3. Love From Room 109 At The Islander (On Pacific Coast Highway)

4. Dream Letter

5. Gypsy Woman

6. Sing A Song For You

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