Recensione pietra miliare: Massimo Volume – Cattive abitudini

di Alessandro Adesso, pubblicato il 12 Marzo 2014

Massimo Volume – Cattiva abitudini – 2010 – (La Tempesta) 

by Alessandro Adesso

Luglio 2008, in un parco in piena città a Torino si tiene l’ennesima edizione del Traffic Festival, uno dei principali appuntamenti con la musica live in Italia. Il tempo non è dei migliori, nuvoloni neri minacciano di sfogarsi da un momento all’altro, ma l’emozione è tanta che decido di non preoccuparmi e di partecipare comunque all’evento: in cartellone è prevista la presenza dei Massimo Volume dopo quasi dieci anni dalla loro rottura e non posso certo perdere la reunion di uno dei gruppi che più mi hanno
segnato. Davanti al palco non siamo in molti, ma questo mi permette di lasciarmi coinvolgere meglio dal loro set che come si può immaginare non è per nulla deludente.
Poco importa se subito dopo i saluti e i ringraziamenti di Emidio, Vittoria e Egle scende un acquazzone che ci inzuppa tutti fino alle mutande, se devo accontentarmi di sentire (perché di riuscire a vederla non se ne parla nemmeno) Patti Smith sotto un tendone per ripararmi e se sono costretto a perdermi gli Afterhours approffitando di un momento di tregua dalla pioggia per raggiungere l’auto, l’emozione è talmente alta che durante il
viaggio di ritorno le parole delle canzoni appena sentite mi ritornano in mente come un mantra, mischiandosi tra di loro (Leo è questo che siamo? Leo è questo che siamo? Solo gli adesivi sulle pareti e il tempo che scorre lungo i bordi).
I Massimo Volume sono tornati, no, fanno solo qualche concerto, uscirà un nuovo disco; dopo quel giorno le voci iniziano a girare parecchio, mai confermate ne smentite, finché non si arriva al 2010 e stavolta sono a Monza, ospite a casa di amici: un festival nelle vicinanze vede come headliner proprio loro, Clementi e soci e anche stavolta sono li, a pochi metri dal palco. Si sa che la loquacità non è proprio un pregio dei quattro e
infatti loro salgono, fanno un cenno di saluto e poi arriva la tempesta, stavolta però non è pioggia quella che ci cade addosso, ma i riff dei loro brani che sembrano non interrompersi mai: con molto stupore i quattro tagliano quasi del tutto i loro pezzi vecchi, eccezione fatta per un paio di classici, per farci ascoltare in anteprima il nuovo Cattive Abitudini che uscirà di li a pochi mesi e la sensazione è che sta arrivando qualcosa di molto importante. E il nuovo entrato Stefano Pilia non sembra essere la
solita figura di passaggio, uno di quelli che durano lo spazio di una tournee per poi portare via i coglioni, come già successo in passato; qualcosa nelle sue movenze, nel suo modo di suonare, nell’affiatamento con i suoi compagni lascia presagire che lui sarà a tutti gli effetti il quarto MV per lungo tempo.
Pochi mesi dopo sono a casa mia, Cattive Abitudini è uscito da qualche giorno e io ne ho appena acquistato una copia. Il package è molto carino, cartone bianco con un disegno minimale, mentre il libretto riporta i testi scritti sui biglietti degli alberghi. Ok, ma la musica? L’emozione è tanta, non si sa mai cosa aspettarsi dalle reunion; si che i Massimo Volume non sono mai stati un gruppo da grandi cifre, ma la paura della marchetta è un’ombra inquietante: ci può stare un ritorno dettato da motivi commerciali,
ma non con loro, non con chi ha scritto testi tra i più belli che mi sia mai capitato di sentire, sempre accompagnati da una musica struggente. E l’ombra sparisce dopo pochi istanti: “Robert Lowell” arriva come uno schiaffo improvviso e il colpo è ben assestato, le chitarre di Pilia e Sommacal sono taglienti, rabbiose, quasi come se volessero sputare fuori una rabbia che si sono tenuti dentro per troppi anni, poi si quietano per lasciare spazio alla lettura di “Waking in the blue” di Lowell. Ecco poi che in “Coney Island” torna un tema musicale caro ai quattro, quello delle ballate malinconiche dove le chitarre si limitano a pochi accordi sgranati, mentre Clementi recita con una voce sommessa, ma poi verso la fine il brano cambia di intensità, Pilia si lascia andare ad un assolo noise sostenuto dal giro di basso e da un bell’arpeggio di Sommacal: tutto ad un tratto mi è venuta voglia di piangere. Non tutti brani raggiungono l’apice: pezzi come “Le ore contate” o “Tra la sabbia dell’oceano” sono sotto tono rispetto il resto dell’album, altri come “La bellezza violata”,“Fausto” (dedicata al cantante Faust’o sostenitore di Clementi fin dalla primissima ora) e la conclusiva “In un mondo dopo il mondo” aggiungono nuove cose ad una struttura ormai ben consolidata. Anche i testi si mantengono su livelli alti: lo stile è il solito, poche parole utilizzate per creare frasi ad effetto (Lo senti questo suono? / E’ il lamento del tempo/ O una nota rubata / Nella casa del sogno da “Coney Island”). E’ ancora presto parlare di pietra miliare per un disco che è uscito poco più di tre anni fa e sicuramente ci saranno molti che considerano Cattive Abitudini un buon disco, ma di certo non il loro migliore, eppure a mio avviso qui siamo davanti ad un’opera monumentale: dieci anni di pausa non hanno fatto arrugginire i vecchi compagni che avevano ancora qualcosa da dire, anzi, hanno permesso loro di maturare. A tutti gli effetti questo non e’ un album innovativo, come forse lo e’ il successivo Aspettando i barbari nel quale la forma canzone tipica dei MV e’ accompagnata da un buon uso di synth, ma ha la grande capacita’ di far emozionare. Ascoltarlo è come ritrovare un vecchio amico che non si incontrava da un po’, ricordare i bei tempi e scoprire che i momenti piu’ intensi sono stati vissuti proprio insieme a lui; l’amico e’ sempre uguale,solo più saggio, e quello che lascia e’ il desiderio di rivederlo sempre piu’ spesso

Tracklist:


Robert Lowell
Coney Island
Le nostre ore contate
Litio
Tra la sabbia dell’oceano
Avevi fretta di andartene
La bellezza violata
Invito al massacro
Mi piacerebbe ogni tanto averti qui
Fausto
Via Vasco de Gama
In un mondo dopo il mondo

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